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Foto di Fabio Parenzan

Foto di Fabio Parenzan

Sensualità e scintille per una grande "Carmen" al Verdi

La prima di venerdì 21 giugno ha incarnato tutto ciò che buona parte del pubblico si aspetta dall'opera di Georges Bizet: interpreti di carattere, un pizzico di carnalità, azione brulicante e l'illusione di portare a casa, alla fine, un po'del profumo delle piazze di Siviglia

La “Carmen” al  Verdi diretta dal maestro Oleg Caetani supera le aspettative e celebra la chiusura della stagione lirica 2018-2019 lasciando un ricordo scintillante, sensuale e senza sbavature. La prima di venerdì 21 giugno ha incarnato tutto ciò che buona parte del pubblico si aspetta dall'opera di Georges Bizet: interpreti di carattere, un pizzico di carnalità, azione brulicante e l'illusione di portare a casa, alla fine, un po'del profumo delle piazze di Siviglia.

Dettagli, forse, ma che esaltano e non oscurano la potenza della tragedia rappresentata: né più né meno un episodio di femminicidio in cui tutti, in differente misura, sono vittime e carnefici. L'indole ribelle della gitana Carmen, insofferente a una relazione a lungo termine, la porterà a lasciare il soldato sbagliato: il fragile e passionale Don Josè, che dopo aver sacrificato tutto per lei, la preferirà morta piuttosto che amante del torero Escamillo. 

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Un personaggio, quello di Carmen, solo in apparenza distruttivo, seduttivo e determinato (alla fine decide di affrontare l'instabile ex compagno da sola, nonostante gli avvertimenti), eppure capace di amare e con momenti di fragile umanità. Mille caratteristiche a cui la mezzosoprano georgiana Ketevan Kemoklidze ha saputo dare corpo in un grande debutto al Verdi, con una voce agile e potente in ogni registro, doti attoriali non comuni e una fisicità che sembra modellata sull'aspetto di Carmen nell'immaginario collettivo. 

Non da meno il vibrante Don José di Gaston Rivero, che vanta una collaborazione con Baz Luhrmann a Broadway, il convincente Escamillo di Domenico Balzani, già Carlo Gérard in Andrea Chénier al Verdi e Ruth Iniesta nei panni di una dolcissima Micaela. Buone prove anche per Rinako Hara (Frasquita), Clemente Antonio Daliotti (Moralès), Federica Carnevale (Mercédès), Fulvio Valenti (Zuniga), Carlo Torriani (Le Dancaïre), Motoharu Takei (Le Remendado).

La magia della vita popolare e dell'ambientazione spagnola si è materializzata sul palco grazie alla combinazione di regia, scene e luci, affidati all'estro di Carlo Antonio de Lucia. Un allestimento tradizionale ma orchestrato con impegno non comune. Oltre all'azione principale sul proscenio, le controscene sullo sfondo sono state continue e ben curate, tanto che si rischiava di rimanere distratti dai tafferugli dei fruttivendoli e dalle chiacchiere delle comari mentre Carmen e Don José performavano il loro primo gioco di seduzione. Da non sottovalutare il contributo alle scene di Alessandra Polimeno e gli sgargianti costumi di Svetlana Kosilova.

Nient'affatto scontato, in tempi di ristrettezze economiche nel mondo della lirica, l'apporto del balletto, sotto l'egida della coreografa Morena Barcone. Un elemento fondamentale in Carmen, che ha saputo conferire una vitale ma ben misurata dose di dinamismo all'azione rappresentata. 

Ancora una volta il maestro Oleg Caetani, di casa al Verdi, ha saldamente tenuto le redini dell'orchestra e il maestro Francesca Tosi ha diretto il coro che ha magistralmente eseguito le molte e famosissime arie che lo hanno visto protagonista nell'opera di Bizet.

Lo spettacolo andrà in replica fino al 29 giugno.

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