Dialoghi di profughi, Brecht fa la sua comparsa sul palco del Miela

Al ristorante della stazione di Helsinki, Brecht scrive i Dialoghi di profughi. Ecco arrivare due giovani attori: vengono da Copenaghen, dove hanno recitato una commedia brechtiana. Il ristorante si trasforma in teatro e prende vita il divertente dialogo tra uno strano intellettuale e un non meno strano operaio, dove ogni tanto appare Hitler, citato come l’Imbianchino o il Comediavolosichiama.

Gli interpreti

Con Matteo Pecorini, Rosario Terrone e con la partecipazione di Claudio Ascoli nel ruolo di Bertolt Brecht. Scrittura scenica di Claudio Ascoli e Sissi Abbondanza. Musiche originali di Alessio Rinaldi

L'estratto

“Il passaporto è la parte più nobile di un uomo. E difatti non è mica così semplice da fare come un uomo. Un essere umano lo si può fare dappertutto, nel modo più irresponsabile e senza una ragione valida; ma un passaporto, mai. In compenso il passaporto, quando è buono viene riconosciuto; invece un uomo può essere buono quanto vuole, non viene riconosciuto lo stesso. I passaporti si fanno soprattutto per via dell’ordine. (…) La metta così: dove niente sta al posto giusto, c’è disordine. Dove al posto giusto non c’è niente, lì c’è ordine. L’ordine oggigiorno si ha soprattutto là dove non c’è niente. E’ un fenomeno di carenza”.

Ecco alcune frasi lapidarie, sorprendentemente attuali e amaramente divertenti - “una buona causa, dice Bertolt Brecht, la si può sempre esporre anche in modo divertente” - tratte dai “Dialoghi di profughi” che lo scrittore scrisse nel 1940-1941 negli anni del suo esilio in Finlandia dopo la fuga dalla Germania nazista. La Finlandia era la terza tappa dopo la Danimarca e la Svezia e prima degli Stati Uniti. Brecht aveva appena scritto Madre Coraggio, si trovava in un periodo di massima maturità e fecondità artistica.

Come spesso gli accadeva, dopo averli abbozzati in grandi linee, Brecht non diede l’ultima mano ai Dialoghi né vi ritornò dopo. Furono pubblicati, incompiuti, solo dopo la sua morte nel 1962. I Dialoghi, ad oggi uno dei testi brechtiani meno frequentati, sono anche un’amara e divertente riflessione su potere e populismo: “Le dirò una cosa: il potere, il popolo se lo prende solo in caso di estrema necessità. Dipende dal fatto che gli uomini in generale pensano soltanto in caso di estrema necessità. Solo con l’acqua alla gola. La gente ha paura del caos. Ha sempre bisogno di ordine”. 

Lo spettacolo dei Chille termina con una breve lezione-riflessione su “a cosa serve il Teatro?” e come possa favorire la “grande arte della convivenza”… il tutto mentre la nave che sta portando Brecht in America è ferma al largo in attesa che venga concesso il visto per poter approdare nella terra della libertà!

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