Teatro Verdi: torna a grande richiesta il Nabucco con Dimitra Theodossiou e Devid Cecconi

Dalla novità assoluta di Das Liebesverbot, accolta con molto interesse e curiosità dalla critica musicale e apprezzata dal pubblico triestino, a  un “evergreen” come Nabucco opera  tra le più celebri di Giuseppe Verdi che il Teatro Verdi di Trieste porta in scena dal 29 gennaio all’8 febbraio come secondo titolo del cartellone 2014-15. Ambientata tra Gerusalemme e Babilonia, Nabucco è un affresco corale dove il più alto livello di liricità è raggiunto nel coro degli Ebrei piangenti in schiavitù. Nell’opera su uno sfondo di guerra tra popoli di biblica grandiosità, si innesta il dramma intimo dei personaggi che si realizza in un complesso intreccio di sentimenti, come l’amore dell’assira Fenena per l’ebreo Ismaele contesole dall’ambiziosa schiava  Abigaille, o l’esaltazione di Nabucco impazzito.   

L’allestimento in cui viene rappresentata Nabucco  è coprodotto dal “Verdi” con  i Teatri di Padova e di Bassano del Grappa con la regia di Stefano Poda ripresa al “Verdi” da Paolo Giani Cei. Stefano Poda, regista da oltre vent’anni in carriera espletata per lo più all’estero,   è anche l’ideatore delle scene, dei costumi e del disegno luci che producono “una percezione integrale, plastica e ricca di visioni” dello spettacolo. Il regista mette in scena un racconto di popolo svolto su un doppio piano narrativo, in cui il destino del presente s’incrocia con la memoria. Le regie di Poda infatti consentono sempre diverse  chiavi di lettura e di interpretazione in modo da poter essere comprese sia dal melomane che dallo spettatore “novizio”. Un modo nuovo, quello di Poda, di intendere il teatro d’opera italiano, “capace di fondere i grandi quadri della storia del passato con l’intensità delle espressioni individuali, fissate nella grandezza di una partitura che dimostra ancora ai giorni nostri una vibrante e sorprendente attualità”.

Monumento nazionale, scolpito nell’immaginario collettivo, il coro del "Va’ pensiero" è stato caricato nel tempo di un valore simbolico che ha determinato anche l’autonomia della pagina verdiana, spesso proposta come brano a sé stante e resa  universalmente celebre al punto di legare a sé la fama stessa dell’intero Nabucco. Ma per Poda non è solo questo:  “Il mio Nabucco non è solo il “Va’ pensiero”; nella sua messa in scena non c’è la descrizione contemporanea o epocale, c’è proprio un discorso universale e atemporale applicabile non solo ai popoli ma soprattutto a  tutti gli uomini. “Quello che a me interessa - afferma Poda - è che lo spettatore riconosca sul palcoscenico la storia propria in confronto al proprio tempo e la propria esperienza.” Perchè “Verdi e tutti i grandi genii “pre-sentono” e raccontano le storie dell’uomo eterno che si ripeteranno sempre fino alla fine dell’umanità.” 

Da qui la concezione di spettacoli, caratterizzati da uno stile inconfondibile, visionario, fortemente ancorato al contemporaneo. “Quest’allestimento non è tradizionale, non racconta la storia degli ebrei -  ribasce il regista - ma non transita neanche attraverso l’Olocausto nell’antagonismo tra campo di concentramento e nazisti, non ci sono uniformi eccetera… È restrittivo parlare di ebrei: anche gli emigranti e tutti i gruppi umani che si trovano ad affrontare una vita non conformata appartengono a questa storia e quindi è il nostro confronto che è proprio tremendamente attuale e lo sarà sempre finché l’uomo progredirà e cercherà sempre una dimensione che non è di stasi”.

Forti le provocazioni visive in questa messa in scena di Nabucco come le macabre file di corpi mummificati appesi al soffitto, a rappresentare altrettante immagini speculari dell’anima nuda dei personaggi. Qui si va oltre la tradizione per un ritorno all’essenziale, alla terra, alla luce, senza tecnologia secondo un’estetica fondata su una percezione integrale dello spettacolo.

Opera simbolo giunta a Trieste solo pochi mesi dopo il debutto del 1842 alla Scala di Milano, quel gennaio 1843 data della “prima” a cui  sono seguite nel tempo al “Verdi” venti edizioni dell’opera, con un totale di oltre 160 rappresentazioni fino all’ultima edizione che data 2003,  dodici anni fa.  .

Sul piano più strettamente musicale il cast vede l’interpretazione del ruolo di Nabucco, re di Babilonia,  il personaggio con cui Verdi crea il suo primo grande ruolo baritonale, affidato a Devid Cecconi e a Sergio Bologna, in alternanza; mentre il ruolo di Abigaille, nel cui personaggio si assommano, odio, complesso di inferiorità e sete di potere, si alternano le due soprano drammatiche Dimitra Theodossiou, grande interprete verdiana e Tiziana Caruso;  Zaccaria, gran  Sacerdote degli Ebrei, è Ernesto Morillo in alternanza con Michail Ryssov; Ismaele è interpretato dal tenore Mikheil Sheshaberidze; Fenena, figlia di Nabucco è il mezzosoprano  Marina Comparato. Il cast vede anche la presenza di Alessandro D’Acrissa nel ruolo di  Abdallo e di Lucia Casbarra in alternanza con Sharon Pierfederici in quello di Anna.

Compagnia di canto, Orchestra del Verdi e Coro preparato dal M° Alberto Macrì saranno guidati dalla bacchetta del M° Gianpaolo Bisanti  che al ”Verdi” ha già diretto con successo “Macbeth” nel marzo 2013 ed è  considerato uno dei migliori direttori d’orchestra della sua generazione con un ampio repertorio che abbraccia grandi capolavori operistici e  sinfonici tra cui numerose partiture contemporanee.

In attesa del debutto, mercoledì 28 gennaio alle ore 18 nella Sala del Ridotto Victor de Sabata del Teatro Verdi si terrà un incontro con gli artisti della Compagnia a cui il pubblico interessato può accedere a ingresso libero.

 Lo spettacolo si rappresenta il 29 e 31 gennaio, 1, 6, 7 e 8 febbraio 2015.

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