"Chicago Boys", dalla regia di Sarti una denuncia al capitalismo

Ad un miracolo economico corrispondono schiavitù e miseria per la popolazione? Sì!» Con questa frase comincia Chicago boys, lo spettacolo scritto e diretto da Renato Sarti, che ne è anche protagonista assieme a Elena Novoselova, in scena per il cartellone altripercorsi dello Stabile regionale al Teatro Miela dal 3 al 5 marzo. Si tratta di una specie di conferenza “strampalata, senza lieto fine” che si svolge in un rifugio antiatomico. Un’esaltazione surreale del capitalismo, del consumismo e della liberalizzazione più sfrenata… uno spettacolo che ha ottenuto un convinto successo sia da parte della critica, che degli spettatori.

Fra loro, un osservatore d’eccezione come Moni Ovadia, si è espresso con entusiasmo: «Renato Sarti - ha scritto – con il suo formidabile spettacolo è riuscito a raccontare con mezzi scarni ma poderosi l’intera epopea economica del nostro tempo, con il linguaggio delle emozioni, della denuncia e della passione civile. [...] Sarti vince la sfida di mettere in scena con urgenza e necessità l’immane tragedia economica che attraverso la tirannia del profitto di pochi mira all’asservimento degli uomini, alla espropriazione della loro dignità servendosi con cinismo di ogni mezzo, dalla guerra, alla catastrofe naturale, dalla menzogna mediatica al ricatto della sicurezza».

«Il protagonista è il capitalismo finanziarizzato e gangeristico, il cui scopo è uno sviluppo ipertrofico virtualizzato in favore del privilegio affermato come unico diritto legittimo. Il teatro epico e grottesco di Sarti, che ricorda quello politico di Erwin Piscator, ribadisce con forza che il teatro è in grado di confrontarsi con ogni aspetto della commedia umana, ieri come oggi, oggi come domani. Oltre al contenuto e alla denuncia sociale questo spettacolo è meraviglioso; ha una crescita drammaturgica e spettacolare che ti spiazza e che non ti aspetti: partendo infatti in una direzione molto forte ci si aspetterebbe che il tono rimanga quello per tutta la durata: invece no, cresce lasciandoti senza parole».

I Chicago boys sono stati un gruppo di economisti formatosi negli anni Settanta presso l’Università di Chicago, sotto l’egida del grande guru del liberismo Milton Friedman, cui fu tributato il Premio Nobel per l’economia nel 1976. «Milton Friedman e i suoi seguaci esercitarono una profonda influenza sulle politiche economiche di molti Stati - spiega Renato Sarti - primi fra tutti gli Stati Uniti del presidente Ronald Reagan e l’Inghilterra del primo ministro Margaret Thatcher e poi dal Cile all’Argentina, dal Brasile alla Polonia, dalla Cina alla Russia. Le grandi multinazionali hanno avuto un ruolo di primissimo piano in questo processo che ha portato allo smantellamento dello stato sociale, visto e combattuto come un virus infettivo, come un arto in cancrena da amputare. Ma una stampella può camminar da sola? No. L’imposizione di questo tipo di economia è sempre stata preceduta e accompagnata da golpe, da spietate dittature, da sanguinose repressioni di piazza, dai desaparecidos, dalla tortura».

«Che negli ultimi decenni le grandi multinazionali abbiano puntato l’attenzione pure su materie prime, come l’acqua, i cui titoli in borsa crescono mediamente del 30%, non è un dato meramente economico o finanziario: un rapporto delle Nazioni Unite sulla povertà mondiale rivela che ogni giorno muoiono 4.900 bambini per mancanza di acqua potabile. Chicago boys vuole contrapporre al motto liberista di “libera volpe in libero pollaio”, un proverbio greco. Recita così: “se vedi che non ti sazi, fermati!”»

Chicago Boys scritto da Renato Sarti con la collaborazione di Bebo Storti, diretto da Renato Sarti che ne è interprete assieme a Elena Novoselova ha le scene di Carlo Sala, ed i video realizzati in collaborazione con Fabio Bettonica e N.A.B.A. Lo spettacolo è una produzione Teatro della Cooperativa con il sostegno di Regione Lombardia - Progetto Next, in collaborazione con La Corte Ospitale.

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