Laboratorio teatrale sulla narrazione del sé al Miela con Marcela Serli

Da venerdì 10 a domenica 12 novembre avrà luogo il laboratorio teatrale sulla narrazione del sé "La rivoluzione, tra coraggio e paura, desiderio e fuga", a cura di Marcela Serli. Gli orari saranno: venerdì 10 novembre dalle 19 alle 22, sabato 11 dalle 10 alle 16 e domenica 12 dalle 10 alle 18.

Tante cose si possono dire ma solo una è precisa e sintetica: il teatro esiste quando qualcuno ha una storia da raccontare e qualcun altro è disposto ad ascoltarla. E sembrerebbe semplice se non fosse che per suscitare questo desiderio di essere ascoltati bisogna aver maturato una buona consapevolezza di sé e delle proprie potenzialità di “comunicatori”.  Non basta sicuramente il talento a far destare l’attenzione di qualcuno. Esistono dei metodi, esistono degli esercizi, esiste, insomma, la tecnica. Imparare a capire qual è la potenzialità del corpo e della voce, imparare a capire fino dove arrivare, fa parte del lavoro dell’attore. Mettersi in gioco sapendo dove si è. Controllare e perdere il controllo.

«Tenersi e lasciarsi andare - spiega Marcela Serli -. Ecco il gioco. Si proverà a lavorare sulla credibilità e sulla potenza sia vocale sia fisica. Lavorando contemporaneamente su qualcosa di molto importante: il ritmo. Previsto inoltre un lavoro sulla percezione del nostro corpo, del suo peso e della sua occupazione nello spazio (esteriore e interiore), sulla percezione degli altri nello spazio e quindi del loro peso. Indagheremo le potenzialità espressive del corpo e degli stati emotivi attraverso tecniche di improvvisazione e dunque di composizione».

Un momento della giornata sarà dedicato al lavoro da “performer”, in cui il corpo diventerà strumento artistico, per giungere a teatralizzare il sé. Infine proveremo a lanciare la fantasia dalla finestra senza paura che si sfracelli. Cercheremo, con la poetica del “tutto è possibile” (almeno qui), di giocare con coscienza. Lavorando sull’ascolto, sull’intesa.

Ai partecipanti
I partecipanti saranno invitati a proporre un frammento di un testo o una poesia che riguardi la rivoluzione, interiore o esteriore, e una canzone che parli di coraggio o di paura, su cui si articolerà parte del lavoro. «Vi chiedo di portare - continua Serli -, oltre agli abiti che usate tutti i giorni (abiti con i quali vi identificate e/o presentate in società) anche degli abiti comodi per lavorare. Vi chiedo però di non venire in tuta da ginnastica ma con degli abiti che vi rendano anche un po' eleganti, che vi piacciano (ripeto: comodi però!), con i quali andrete a terra se necessario. Vi chiedo di portare delle vostre fotografie, di voi. Vi chiedo che appartengano al vostro passato. Una, due, molte, quante desiderate. Vi chiedo di portare un oggetto vostro, che avete a casa, che potendo buttereste via subito. Vi chiedo di scrivere in poche righe un vostro desiderio, un desiderio nascosto, che non conoscono i vostri amici o che è segreto. Anche che non c'entri niente con il nostro argomento. E vi chiedo di portare questa pagina con queste parole al nostro incontro. Queste righe rimarranno a voi. Nessuno le leggerà mai. Per chi non riuscisse a procurare tutte queste cose - conclude - Capremo cosa fare sul momento»

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