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“Macbeth”, la tragedia maledetta di Shakespeare al Rossetti

“Macbeth” è la tragedia del male dell’uomo, della violazione delle leggi morali e naturali, dell’ambiguità, del caos, della distruzione che ne consegue, e il suo tormentato protagonista non poteva trovare migliore interprete di Luca Lazzareschi. Il talentuoso attore, con a giusto titolo una  cospicua carriera prevalentemente shakespeariana alle spalle, ha reso intenso e quasi tangibilmente doloroso il personaggio Macbeth ieri sera al teatro triestino Rossetti in occasione della prima della tragedia  senza tempo di William  Shakespeare. Tanto antica quanto moderna, l'opera ha messo in luce l'incisiva regia di Luca de Fusco, che ha puntato su un'interpretazione meno monumentale ed  estremamente visionaria ed onirica, quasi delirante,  grazie anche al cupo gioco di sovrimpressioni, ombre, proiezioni e contaminazioni multimediali. Al fianco dello straordinario Lazzareschi la brava Gaia Aprea nel ruolo della perfida e ambiziosa Lady Macbeth. La duttilità dell'attrice, demoniaca quando incita il marito a commettere il primo omicidio (si è quasi avuta l'impressione che le uscissero fiamme dalla bocca) e poi angelica e accomodante con gli ospiti, e ancora ipnotica nella sua follia che la condurrà alla morte, ha convinto da subito il pubblico di giovani che ha affollato il teatro. La scelta di una nudità quasi integrale delle tre streghe per quanto forse superflua ai fini della trama, è stata certamente incisiva dal punto di vista  scenico, i movimenti sinuosi ed ipnotici dei tre esseri sovrannaturali che comunicavano attraverso il corpo hanno contribuito all'atmosfera cupa e surreale che ha caratterizzato questa convincente produzione.  La scelta invece di affidare la voce fuori campo delle streghe ad Angela Pagano è stata sì buona nelle intenzioni, ma non così intensa nel risultato. Forse intenzionalmente, ce lo auguriamo, l'attrice napoletana ha dato voce alle streghe come se narrasse una fiaba per bambini, facendo crollare  ogni volta di intensità quei terrificanti momenti della tragedia. 

Ottima l'interpretazione dell'intero cast, a cominciare dall'intenso Claudio di Palma nel ruolo del coraggioso Macduff, straziante il suo contegno a malapena controllato nell'apprendere che Macbeth gli ha sterminato la famiglia. “Tutti miei piccini? Hai detto tutti?...Infernale sparviero! Tutti!...Ma come! Tutti i miei pulcini con la lor chioccia, in una sola presa?” Molto bravo anche Alfonso Postiglione nel ruolo del servo Seyton.  Incisive e tenebrose le scene di Marta Crisolini Malatesta, perfettamente adatti all'opera i costumi di Zaira de Vincentiis e ottime le luci di Gigi Saccomandi. Particolarmente coinvolgente la parte musicale curata da Ran Bagno, e molto apprezzate le installazioni video e le coreografie rispettivamente di Alessandro Papa e Noa Wertheim. Lo spettacolo è una coproduzione tra il Teatro Stabile di Napoli, quello di Catania e la Fondazione Campania dei Festival – Napoli  Teatro Festival Italia. 

Una curiosità, a conferma che il collega Umberto Bosazzi ne sa sempre una più del diavolo. Lo sapevate che secondo una superstizione di origine anglosassone, diffusasi poi in tutto il mondo, si ritiene che pronunciare la parola “Macbeth” a teatro porti sfortuna?  Per questa ragione, gli attori evitano di pronunciarne il nome quando si trovano dentro un teatro e lo sostituiscono con l'espressione "Il Dramma Scozzese" (in inglese: "The Scottish Play"). Allo stesso modo, si crede che bisognerebbe evitare il più possibile di recitare i brani del dramma che contengono gli incantesimi pronunciati dalle tre streghe. E non solo. Nel mondo teatrale anglosassone, quando un attore pronuncia il nome del dramma in teatro, deve uscire dal teatro, ruotare su se stesso tre volte, sputare da sopra la spalla sinistra e recitare una battuta di un altro dramma shakespeariano, quindi bussare alle porte del teatro e attendere di essere invitato a rientrare.  

Non perdete quindi l'opportunità di assistere a questo celebre classico, che replica al teatro Rossetti fino al 29 gennaio. E ricordate, se non volete essere chiusi fuori dal teatro prima dell'inizio dello spettacolo, non pronunciate la parola “Macbeth”!

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