Teatro Miela, da giovedì "Classi di Ferro" con Giuseppe Pambiere e Paolo Bonacelli

«È sempre stato un momento meraviglioso – benché mi desse anche grandi sofferenze – riuscire a creare solo con delle parole di dialogo una storia, dei personaggi e delle atmosfere. È una straordinaria magia senza descrizioni e racconti: solo attraverso il dialogo creare personaggi, far venir fuori i loro problemi, situazioni e momenti della loro vita. Non c’è piacere al mondo maggiore di quello di assistere alla loro nascita, vederli formarsi, rendersi conto che una volta creati esistono veramente, hanno un nome, un carattere, una personalità, un modo di comportarsi, una storia dove sono rinchiusi e da cui non possono più uscire». 

È interessante conoscere, da queste righe di Aldo Nicolaj, la gioia e la fatica che un autore prova nello “scrivere” le creature che gli sono suggerite dall’immaginazione. Con medesimo impegno, passione ed emozione avranno di certo lavorato – diretti da Giovanni Anfuso – interpreti raffinati e colti come Paolo Bonacelli, Giuseppe Pambieri e Valeria Ciangottini, per dare sostanza scenica a tre splendide figure che appartengono al teatro dello scrittore piemontese.

Si tratta di Libero Bocca, Luigi Lapaglia e Ambra, gli anziani protagonisti di Classe di ferro, che  in questa nuova edizione prodotta da Laros, avrà al Teatro Miela – dal 3 al 5 marzo – il proprio esordio nazionale, prima di replicare in tournée nel resto d’Italia.

La commedia nel 1971 fu accolta in Italia tiepidamente (non si era preparati a parlare di terza età a teatro) ma ebbe invece un clamoroso successo internazionale per poi ritornare sui nostri palcoscenici acclamata in molte edizioni e interpretazioni memorabili.

La vicenda è ambientata in un giardino pubblico di una grande città dove i tre protagonisti si conoscono casualmente durante le loro quotidiane passeggiate. Un saluto, poi un breve scambio di frasi… ed eccoli diventare amici, attendere con ansia il momento dell’incontro nel parco per scacciare la solitudine chiacchierando. Le loro parole tratteggiano un mondo degli anziani buffo, che ci diverte molto per i tic e le piccole fissazioni, ma anche amaro, solo apparentemente spensierato, spesso venato invece da malinconie, passioni, attese e delusioni, insicurezze e paure. Ognuno lo affronta a proprio modo: Ambra con il suo carattere angelico e sognatore, Bocca con piglio burbero e riottoso, Lapaglia in modo remissivo… 

E se all’inizio ognuno offre di sé e dei familiari un quadro idilliaco,  a poco a poco si confessano l’un l’altro l’amarezza di essere diventati un peso per i figli, di sentirsi inadeguati al presente, di guardare con orrore la prospettiva dell’ospizio. Temi quantomai attuali e timori sempre più presenti in un mondo come il nostro, che sta diventando sempre più “anziano”.

Bocca e Lapaglia però non accettano docilmente il destino: progettano una fuga in piena regola per rifugiarsi in un paesino di provincia dove vivere circondati dalla serenità della natura. Ma questo riscatto è loro negato da un crudele imprevisto, e si ritorna alla grigia quotidianità senza sogni né riscatti. 

Classe di ferro fa sorridere a lungo, ma lascia alla fine un groviglio di emozioni che faranno commuovere e sicuramente riflettere.

Nato in Piemonte, a Fossano nel 1920, Aldo Nicolaj si appassiona molto presto al teatro. Durante la guerra rifiuta di aderire alla repubblica fascista e per due anni viene internato in diversi lager della Germania nazista. Alla fine della guerra si laurea all’Università di Torino con una tesi su George Bernard Shaw, successivamente trascorre un periodo in Guatemala come addetto culturale presso l’ambasciata italiana e lettore d’italiano all’Università. A convincerlo a fare rientro in patria sono i premi tributati alla sua prima opera,Teresina, allestita in sua assenza. Inizia così una carriera prestigiosa e i suoi testi vengono messi in scena dalle compagnie più importanti del momento.

Autore teatrale particolarmente prolifico, ha scritto numerosi testi, richiesti in patria ma soprattutto all’estero, rappresentati con successo non solo nelle grandi capitali europee ma anche in Giappone , in Russia, nell’Europa dell’Est ed in America. I primi lavori, socialmente impegnati, sono spesso bloccati dalla censura, come nel caso de Il soldato Piccicò, con Gian Maria Volontè (la prima al Teatro Mercadante di Napoli viene sospesa e apportano cospicui tagli ai dialoghi e si trasformano i nomi dei personaggi da italiani in slavi, per poter ritornare in cartellone). Nicolaj assume allora l’arma dell’ironia e dell’umorismo per aggirare l’ostacolo e portare avanti liberamente la sua critica della società, acuta e moderatamente pessimista.

Non si occupa solo di teatro: è sceneggiatore in Rai e addetto alla produzione di grandi romanzi adattati per il piccolo schermo. Come delegato di enti internazionali partecipa ad importanti convegni culturali in tutto il mondo. 

È comunque il teatro ad interessarlo per tutta la vita ed a ripagarlo con i massimi riconoscimenti: nei suoi testi è passato dal simbolismo al neorealismo, dal surrealismo intimista al teatro della crudeltà e dell’assurdo, cogliendo perfettamente ogni sfumatura del suo tempo. L’interesse per il suo teatro è ancora vivissimo: è tradotto in 27 lingue e oltre che in Italia, le sue opere continuano ad essere rappresentate all’estero, dove spesso hanno avuto il primo successo (è il caso di La cipollaIl pendoloNero come un canarinoLa prova generaleDi che sesso sei?). In Russia, Classe di ferro e Farfalla… farfalla… sono considerati quasi due classici, Il mondo d’acqua è fra i pochi veri successi italiani a Tokio, Non era la quinta era la nona è stato in scena per anni in Argentina, i suoi monologhi – alcuni dei quali concepiti per Paola Borboni – sono ambìte prove d’attrice. Aldo Nicolaj muore nel 2004 ad Orbetello.

Classe di ferro di Aldo Nicolaj è diretto da Giovanni Anfuso, interpretato da Paolo Bonacelli, Giuseppe Pambieri, Valeria Ciangottini. Le scene sono di Alessandro Chiti, i costumi di Adele Bargilli, ha scritto le musiche, Massimiliano Pace, mentre firma il disegno luci Giovanni Caccia. La produzione è dell’Associazione Culturale Laros di Gino Caudai.

Lo spettacolo va in scena al Teatro Miela, per il cartellone altripercorsi del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia da giovedì 3 a sabato 5 marzo, sempre alle ore 21.

I biglietti ancora disponibili si possono acquistare presso tutti i punti vendita dello Stabile regionale, ed i consueti circuiti e accedendo attraverso il sito www.ilrossetti.it all’acquisto on line. La biglietteria del Teatro Miela è a disposizione del pubblico a partire da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo. Ulteriori informazioni al tel 040-3593511.

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