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Giovedì, 22 Febbraio 2024
La recensione

La star del violoncello Mario Brunello incanta il "Verdi"

Unanime entusiasmo per il quarto concerto della Stagione sinfonica del “Verdi”. Brunello affascina tutti e l'Orchestra del Teatro lo asseconda con impeccabile estro.

Dal barocco alla musica contemporanea, sul podio come direttore e solista, Mario Brunello incanta non solo il pubblico del Teatro Verdi, bensì i professori dell'Orchestra che gli rendono omaggio sia con una prestazione ispirata e precisa, sia aggiungendo il proprio entusiasmo alle ovazione della platea. Raramente il giudizio complessivo risultava così unanime come in quest'occasione, suggellata da una frase che sintetizzava tutti i commenti: E' stata una bellissima serata.

La prima parte del programma è nel segno dei membri più celebri della famiglia Bach, Johann Sebastian e Carl Philipp Emanuel, padre e figlio, i cui brani – rispettivamente il Concerto BWV 1054 e il Concerto H439 - si animano sublimati dallo spirito interpretativo di Brunello che, fedele tanto alla filologia quanto alla libertà espressiva e all'impronta personale, suona uno splendido violoncello piccolo degli inizi del Seicento. Si usa spesso il termine la “narrazione musicale”, ma nel caso concreto sarebbe più opportuno parlare semplicemente del canto, grazie alla bellezza e soavità timbrica dello strumento e, ancor di più, al notoriamente fascinoso archeggio del poliedrico artista castellano.

Il canto che, marcato dalla stessa energia persuasiva seppure alimentato dai ben distinti stilemi, prima ammalia e trascina nel profondo scorrere del pensiero del compositore più anziano, e poi irresistibilmente invita alla zampillante eleganza e tenera malinconia della partitura dell'erede. Il canto che non conosce alcun limite tecnico e fisiologicamente integra nel proprio effluvio ogni passaggio brillante e fioritura, mentre Brunello, come suggerisce la pratica di quell'epoca, guida la doverosamente ridotta formazione dell'Orchestra, la quale, come già insinuato, offre il proprio meglio, assecondando deliziosamente i tratti della maniera settecentesca e appoggiando con grazia e dignità un solista di tale calibro che regala due eccezionali bis, firmati Bach padre e Nino Rota, introducendo così il secondo tempo. Sebbene questo ci proietti nel ventesimo secolo, l'organico si presenta al completo (persino ampliato) e Brunello appare esclusivamente nei panni del direttore, il lustro musicale rimane intatto.

Le musiche di Nino Rota possono anche sembrare meno impegnative, ma si tratta solo di un'impressione inscindibile dalla bravura degli interpreti. Le difficoltà sono poliedriche, riguardanti anche la complessità di alcune pagine, ma soprattutto le peculiarità di un linguaggio che intransigentemente esige un'adeguata impostazione e articolazione. Brunello ne è un sensibilissimo interprete, impeccabilmente attento alle minuziose squisitezze e sfumature, ai cambi del registro affabultorio, spaziando con competente disinvoltura tra le tre Suite di carattere accentuatamente diversificato, tratte dai film Prova d'orchestra, Romeo e Giulietta e Il gattopardo. Mirabile la risposta dell'Orchestra in cui brillano tutti gli assolo.

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