Giovedì, 29 Luglio 2021
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Eccezionale nei sotterranei di Trieste: scoperto un aracnide mai visto in Italia

Nelle gallerie della Kleine Berlin di via Fabio Severo da quasi due anni vive e si riproduce l'unica popolazione registrata in Italia di Amblypygi. Lo studio pubblicato sulla rivista scientifica Arachnology

foto di Enrico Simeon

Il carattere della scoperta è eccezionale e, trasformando la città di Trieste nel punto più settentrionale del Mediterraneo, ridisegna i confini della mappa mondiale della specie. Da quasi due anni ad oggi, all’interno di uno dei tunnel della Kleine Berlin vive una popolazione di Amblypygi – facenti parte dell’ordine degli aracnidi e fino a poco tempo fa del tutto assenti in Italia – in cui si sono imbattuti i volontari del Club Alpinistico Triestino e diventata oggetto di uno studio pubblicato sulla rivista internazionale Arachnology nell’ottobre di quest’anno.

Lo studio

La notizia, al di là della sua diffusione tra gli addetti ai lavori e di recenti apparizioni social, è stata presentata qualche giorno fa durante una puntata di Geo, celebre programma televisivo di divulgazione scientifica a cui ha partecipato il naturalista triestino Nicola Bressi. L’articolo pubblicato sulla rivista è però frutto del lavoro degli autori Andrea Colla, Carlo Maria Legittimo, Filippo Castellucci, Enrico Simeon e di Gustavo Silva de Miranda (Museo di Storia Naturale di Washington), coinvolto nella ricerca perché tra i massimi esperti sull’argomento a livello mondiale. 

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Il team di ricerca

Grazie alla segnalazione pervenuta a Colla dalla sezione speleologica del CAT, gli scienziati hanno avuto la possibilità di osservare la specie da vicino. “Quando me l’hanno detto non ci credevo” ha commentato Enrico Simeon, biologo friulano e laureato all’Università degli Studi di Trieste e per l'appunto tra gli autori dell'articolo. L’osservazione è stata condotta da un team proveniente da diverse parti d’Italia e che ha visto la partecipazione di Colla (esperto entomologo del Museo di Storia Naturale triestino), Legittimo (Associazione Italiana di Aracnologia) e Castellucci (Università di Bologna, National Museum of Denmark e University of Copenhagen). Lo studio ha analizzato la presenza degli Ambyipygi nelle gallerie di via Fabio Severo ed ipotizzando come la popolazione possa essere stata introdotta, presumibilmente, in maniera accidentale.

Gli altri Paesi dov'è stata individuata

Questo ordine di aracnidi è infatti registrato nel Mediterraneo orientale in paesi come l’Egitto, Giordania, Israele, Grecia e la Turchia. Nel 2005 e nel 2011 il CAT organizzò due spedizioni proprio nella penisola anatolica e, nonostante l’indagine necessiti di maggiori approfondimenti, gli speleologi della storica associazione potrebbero aver trasportato, in maniera involontaria ma non così inverosimile, alcuni Amblypygi nei bunker della Trieste sotterranea. 

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Il legame con la penisola anatolica

Una seconda tesi potrebbe essere quella riconducibile ai traffici portuali con la Turchia. Varco d’entrata in Europa per i tir che provengono da porti come quello di Smirne, lo scalo triestino potrebbe essere stato protagonista di una sorta di “sbarco” di questa specie. Da lì, in ragione della vasta rete di cunicoli e gallerie presenti nel sottosuolo triestino, potrebbero essere arrivati fino alla Kleine Berlin.

Le curiosità

“E’ come se avessimo trovato una tigre in Carso – scherza Simeon – anche se in questo caso i cambiamenti climatici non c’entrano niente”. Negli ultimi 130 anni i trasporti mondiali si sono ampliati e l’introduzione di specie non native in altri contesti geografici non è poi così rara. La curiosità legata a questi animali risiede nella loro capacità riproduttiva. Gli Amblypygi sono una specie partenogenetica, vale a dire capace di produrre uova fertili che non necessitano di fecondazione. All’interno della Kleine Berlin alcuni esemplari sono stati trovati proprio con le uova, notizia che conferma lo sviluppo della popolazione triestina. 

Kleine Berlin, nella zona rossa il punto dove sono stati individuati-2

Le polemiche

Nonostante alcune infuocate polemiche scoppiate tra gli autori dell’articolo, Bressi ed il conduttore di Geo Emanuele Biggi, a causa dell’utilizzo delle immagini, la mancata citazione degli stessi autori durante la trasmissione e una presunta fretta di entrare in possesso del materiale fotografico per poterlo divulgare, la scoperta è di quelle sbalorditive. Grazie ad un bunker della Seconda guerra mondiale e all’articolo pubblicato, la comunità scientifica internazionale dispone oggi di nuovi elementi per poterne analizzare i comportamenti e le abitudini. Gli esemplari raccolti si trovano ora a Copenaghen per le analisi genetiche necessarie a studiare la specie. Insomma, proprio ciò che si definisce un “bel colpo”.

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