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Domenica, 19 Maggio 2024
L'azienda a Mare e Vitovska / Cologna - San Giovanni / Strada per Longera, 328

Vitovska e miele, da Longera la generazione del futuro: storia dell'azienda Cacovich

Dimitri Cacovich ha 25 anni e lavora, fin da ragazzino, nelle vigne che i suoi avi hanno coltivato per generazioni. "Essere di nicchia è meglio che fare il passo più lungo della gamba, a volte rimanere piccoli ha più senso". L'azienda presente a Mare e Vitovska in Morje, in programma da domani 30 giugno al castello di Duino

TRIESTE – “Mai speculare sulle cose”. Dimitri Cacovich ha 25 anni ma a sentirlo raccontare la storia dell’azienda famigliare mostra già una tanto prudente quanto invidiabile saggezza. Due ettari e mezzo di vigneti, distribuiti principalmente nella valle di Longera, con altre vigne di proprietà nella zona di Cattinara e del Breg. Partito nel 2017 con qualche centinaio di bottiglie, oggi gli imbottigliamenti sono migliaia, tra vini autoctoni e quelle lavorazioni “costruite” nell’omaggio dei tempi antichi e della tradizione. “Facciamo sei sette tipi di vino – racconta -, dalla vitovska alla malvasia, dal refosco al moscato giallo secco, fino al sauvignon”. A questi vanno aggiunti i due cuvée, uno bianco e uno rosso. “L’idea era quella di lavorare sulla falsa riga del passato – continua Dimitri -, e proprio per questo abbiamo deciso di produrli dalle vigne antiche che possediamo”. Una sorta di preghiera laica alla Storia, insomma. 

I Cacovich, l'azienda di Longera

La storia dell’azienda Cacovich affonda le radici nei secoli addietro. Già dal trisnonno di Dimitri a Longera esisteva una fattoria Cacovich. “Vivevano della terra, c’erano mucche e maiali, ma anche vigneti, orti, facevano il miele, insomma, una vera e propria fattoria”. Dimitri ricorda che “l’ultimo maiale è morto nel 2004, mentre le mucche non c’erano più già dagli anni Ottanta”. È nel XXI secolo che le cose cambiano. Nel 2012 il padre di Dimitri spinge per realizzare il suo sogno: riaprire l’osmiza di famiglia. Ma in quegli anni Dimitri già gironzola per la campagna, si innamora dei trattori. “Alla fine delle scuole medie ho messo le prime tre famiglie di api. Oggi ne abbiamo circa 70, facendo quattro tipi di miele”. Dimitri sa cosa vuole e impara in fretta. Sa di avere alle spalle una grande tradizione famigliare, per cui la rivoluzione da compiere non stravolge il passato, bensì lo migliora. “Alla fine delle scuole superiori ho deciso di non proseguire gli studi. Il mio sogno era imbottigliare: nel 2017 è diventato realtà”.

"Vino, api e osmiza", i tre rami 

L’azienda si sviluppa, secondo Dimitri, su tre rami principali. “L’imbottigliamento, l’apicoltura e l’osmiza. Questi tre sono i nostri pilastri”. Nel lavoro in vigna non c’è mai una pausa, ma la soddisfazione finale ripaga il grande sacrificio. “Tutto attorno alle api ci sono le viti. Non usiamo diserbanti, solo rame e zolfo per prevenire le malattie”. L’anno in corso è stato molto piovoso e questo, assieme alla speranza che l’estate non sia particolarmente secca, lascia ben sperare. “Rispetto agli anni precedenti l’umidità è alle stelle – così Dimitri – e questo richiede tanta più cura, ma è altrettanto vero che l’uva promette bene, i raspi xe sani”. 

L'azienda presente a Mare e Vitovska, l'evento che omaggia il vitigno autoctono

Avere le idee chiare fin da subito

Dal 2017 in poi le cose a Longera sono cambiate. L’osmiza rimane aperta una sessantina di giorni (10-18 giorni al colpo), nel periodo da ottobre a febbraio. Poi in primavera e d’estate la vigna e le api assorbono tutte le energie. Dimitri si diletta anche nella macerazione sulle bucce (quattro cinque giorni), non usa lieviti, non filtra. “Facciamo due tre travasi e poi va in bottiglia, come si faceva una volta”. A 25 anni ha già le idee molto chiare. “In tanti all’inizio sottovalutavano a causa della mia giovane età – continua -, ma l’azienda aveva e ha basi solide, legate alla nostra storia e alla tradizione. Io non ho modificato niente, ho solo trasmesso la filosofia della famiglia, aggiungendoci il sogno di imbottigliare. È un lavoro che impiega anche il sabato e la domenica, non ci sono orari, è un sacrificio giornaliero, ma ne vale la pena”.

Il mercato: da Longera all'Australia

Oggi l’azienda vende il vino prodotto a Longera principalmente sul mercato italiano. “Trieste rappresenta un micro mercato, anche perché per i triestini el bicer no devi costar più de tot. Il grosso del mercato è italiano, ma esportiamo anche in Australia e Stati Uniti”.  “Non voglio fare il passo più lungo della gamba – conclude – e anche se ogni anno piantiamo nuovi vigneti e ogni anno si punta a fare sempre meno vino sfuso, l’obiettivo è quello di ingrandirci a sufficienza per poter rimanere una nicchia. A volte, restar piccoli rappresenta qualcosa in più dell’esser grandi”.

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