Sabato, 13 Luglio 2024
La storia

Volontaria a Trieste anni fa, torna a piedi da Salisburgo: "Non vedevo l'ora"

Tra mappature dei cammini religiosi portate avanti dal ministero e un caldo Ferragosto, sono sempre più numerosi i viandanti che decidono di intraprendere lunghi viaggi a piedi dall'Europa centrale alla nostra città. Abbiamo intercettato chi, negli ultimi giorni, è arrivato a Trieste. "Non vedevo l'ora di tornare, per esplorarla di più". Numerose le persone che giungono in città

TRIESTE - Non solo turismo da grandi navi o quel mordi e fuggi che negli ultimi anni ha trasformato la città in una sorta di luna park a cielo aperto, ma anche e soprattutto lunghi cammini che dal nord Europa giungono fino dentro al cuore di Trieste. Negli ultimi giorni sono numerosi i viandanti che stanno completando la rotta che parte da Salisburgo e che finisce in piazza Unità. Una dozzina (ma molti sono ancora lungo i sentieri) sono arrivati ieri, altri invece arriveranno nella calda giornata di Ferragosto. Un fenomeno che ormai non rappresenta più una novità, se non fosse che chi cammina rimane fuori dalle statistiche ufficiali. Dormono un po' qua e un po' là, lungo una traccia che coinvolge il territorio regionale, da nord a sud. Nuove amicizie, nuovi rapporti, conditi dalla condivisione di tappe che lasciano spazio a stupore e magia. Un turismo che non è solo crociere, pizzerie o ristoranti che radono al suolo, senza rispetto né buonsenso, tradizioni e memorie passate. 

"Ho sempre sperato di poter tornare a Trieste"

Kiki Hartl è una studentessa di Ratisbona, città di 150 mila abitanti nel nord est della Baviera. E' arrivata ieri, assieme ad altre sei persone, tutte conosciute lungo il percorso. "Sono partita da Salisburgo - racconta - e da tanto tempo volevo intraprendere un cammino di più giorni". Si è laureata da poco e con Trieste ha un rapporto speciale. "Ho svolto un servizio di volontariato nella vostra città quattro anni fa, da quella volta ho sempre sperato di poterci tornare". Le motivazioni che spingono le persone a mettersi in cammino possono essere tra le più diverse, ma nella società occidentale - a differenza di ciò che avviene altrove, dove le persone fuggono da regimi o devastazione - il conflitto è con la quotidianità. "Ho iniziato il cammino da sola - continua Kiki -, ma durante il viaggio ho incontrato molte persone: sono gli incontri, alla fine, che contribuiscono alla felicità e a portare quel senso di appartenza così fondamentale per la nostra esistenza". 

Salisburgo-Trieste, 28 giorni e una marea di incontri

Il cammino da Salisburgo a Trieste viene considerato "tranquillo e meno frequentato" rispetto, ad esempio, al tracciato che collega Monaco di Baviera a Venezia. Ventotto giorni in totale, dalle alpi all'Adriatico. Tuttavia, non tutto è così fantastico. "I posti dove dormire sono parecchio costosi - racconta Kiki -, almeno per me che sono una studentessa. Penso che la prossima volta potrei portarmi una tenda, ero un po' stufa di dormire in posti iper curati". Nell'ultimo periodo il ministero ha mappato i cammini religiosi in Italia, inserendo anche quelli che attraversano il territorio del Friuli Venezia Giulia. Ma se da un lato i grandi cammini europei (Santiago, Francigena e la via per Gerusalemme) nascono dai pellegrinaggi in epoca medioevale, non tutto può essere ricondotto ad una dimensione religiosa. C'è una grande componente laica, tra chi decide di muovere un passo dietro l'altro. "Dopo il servizio di volontariato ero tornata in Germania - conclude Kiki -, ma ero rimasta in contatto con Ali, un mio amico che lavora alla Comunità di San Martino al Campo. Non vedevo l'ora di tornare, e allora dopo la laurea mi sono messa in cammino, con l'obiettivo di arrivare a Trieste così da poterla esplorare di più". Avventure e vite sottotraccia, eppure sempre più presenti nella nostra città. 

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