La capra, il leone e il sogno dell'Istria: è nato il cammino da Trieste a Rovigno

Ad averlo ideato è il triestino Luigi Nacci, scrittore, poeta e guida della Compagnia dei Cammini. "L'edizione di marzo è già piena, ma lo rifaremo ad ottobre". Nell'articolo le informazioni utili per vivere la penisola istriana attraverso i passi e poco altro

La città di Rovigno, meta finale del cammino

L'Istria vista attraverso i nostri passi e con lo sguardo rivolto a due dei simboli di questa terra, vale a dire la capra ed il leone. Il puzzle degli itinerari contrari all'invasione turistica che la penisola istriana ormai subisce da anni e in virtù di una corsa al progresso che poco a che fare con la comprensione del territorio, ha da oggi un nuovo alleato. Il triestino Luigi Nacci, scrittore, poeta e guida della Compagnia dei Cammini, ha infatti da poco completato la stesura del nuovo cammino che da Trieste, attraverso i sentieri poco battuti dell'entroterra dell'Istria, accompagnerà i viandanti fino a Rovigno. 

La capra e il leone

"Il cammino della capra e del leone, da Trieste a Rovigno del sogno dell'Istria" in programma dal 31 marzo al 5 aprile, è già sold out. "Lo rifaremo in ottobre" scrive l'autore di "Trieste selvatica", libro che nel 2019 è divenuto, quantomeno in Friuli Venezia Giulia, un vero e proprio caso editoriale raggiungendo il vertice delle classifiche dei volumi più venduti e rimanendoci stabilimente per svariati mesi. Naturali che i riferimenti nel titolo siano a quella capra conosciuta come simbolo dell'Istria e del leone della Serenissima capace di lasciare un'impronta indelebile nelle comunità che qui hanno vissuto per secoli, se non per millenni. 

Il percorso iniziato 10 anni fa  

Da circa 10 anni Nacci guida le persone che scelgono di andare a piedi in percorsi che collegano Lubiana a Trieste, affrontano il periplo del Carso, sfidano la bora sull'isola di Cherso o si allungano sulle praterie della Ciceria; gli itinerari sono "inventati a suon di letture, esplorazioni e smarrimenti" cercando di "dare vita ad una sorta di comunità nomade e selvatica che si sposta sui e tra i confini" scrive Nacci, che nella quotidianità fa anche l'insegnante. 

"Carso, Ciceria, Carniola, Istria, isole del Quarnaro, Italia ,Slovenia, Croazia, Impero Asburgico, Mitteleuropa, Venezia Giulia, Litorale, Balcani, ex Jugoslavia. Tanti modi e nomi e lingue per definire queste terre" continua lo scrittore chiedendosi poi se tutto ciò sia "l'inizio dell'Est o la fine dell'Ovest? È la fine del Sud o l'inizio del Nord? È frontiera, è soglia?". 

Costruire ponti attraverso il cammino

Non è un mistero che Nacci possa essere definito un "pontiere", vale a dire quegli uomini e donne dalla profonda predisposizione a costruire, piuttosto che ad abbattere, quelle menti brillanti capaci di lavorare con continuità sull'incontro delle genti diverse, avvicinando culture vicine geograficamente eppure, per certi versi ancora oggi, tremendamente distanti tra loro. "Di sicuro negli zaini abbiamo bandiere bianche. Ogni cammino è un'opera, un sogno" scrive infine Nacci. 

Vuoi iscriverti al prossimo cammino? Qui la lista degli itinerari di "casa nostra" 

 
 

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