"Liberati" tre lucci in uno stagno a Basovizza, il fragile ecosistema a rischio

Gli esemplari della specie predatrice potrebbero essere stati immessi con l'intenzione di far scomparire la popolazione di pesci rossi, senza considerare il rischio di stravolgere l'ambiente già alle prese con un equilibrio molto delicato

foto Bruno Stancher

Se in "La spada nella roccia" il luccio era parte di un riuscitissimo e divertente cartone animato, i tre esemplari avvistati oggi pomeriggio nello stagno numero 18 di Basovizza potrebbero invece rappresentare una vera e propria minaccia per il fragile equilibrio dell'ecosistema in questione. A dar notizia dell'avvistamento è stato Bruno Stancher sul gruppo Facebook Misteri e Meraviglie del Carso oggi pomeriggio, postando alcune foto che li ritraggono sott'acqua. Quella che ai più sembrerebbe una singolare ed episodica apparizione, nasconde in realtà una pratica sempre più diffusa che ha come obiettivo l'abbandono di alcune specie predatrici in ambienti il cui equilibrio risulta essere molto sensibile a qualsiasi cambiamento, per non dire precario. "Qualcuno si diverte a mollarli negli stagni - racconta un referente di Tutori Stagni, l'associazione che monitora gli stagni della provincia di Trieste - e non è la prima volta che accade". 

La specie

Il luccio, che proprio l'anno scorso era stato avvistato nello stagno numero 16 di Basovizza (quello che si trova lungo la ex ferrovia in direzione Sesana ndr) risulta essere diffuso in buona parte del Friuli Venezia Giulia, dai canali nella bassa friulana alla zona di Doberdò del lago, fino a popolare i laghetti delle Noghere, nel Muggesano. Tecnicamente "è un pesce carnivoro - scrive Bruno Stancher - tipico predatore delle acque dolci".  

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I danni all'ecosistema

La specie, che è capace di "sterminare" la popolazione dei pesci rossi che, come il luccio, vengono liberati negli stagni sempre più frequentemente a danno dell'ecosistema, è protetta, la pesca si può praticare solamente in alcuni periodi dell'anno ben precisi ed esclusivamente utilizzando un elettrostorditore. "Tutto quel poco di vita anfibia che incontrerà in quello stagno - ha raccontato il referente di Tutori Stagni - avrà vita molto breve". Finiti i pesci rossi infatti potrebbe attaccare anche le rane.  

Le foto nell'articolo sono di Bruno Stancher e sono state pubblicate sul gruppo Misteri e Meraviglie del Carso

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