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Foto: Paolo Utmar

Foto: Paolo Utmar

Uccelli: il Fvg supera il milione di osservazioni pubblicate sul portale ornitologico nazionale

Lo rivela l'ornitologo Paolo Utmar, uno dei rilevatori del portale Ornitho.it e referente della nostra regione, che ci racconta alcune curiosità sul mondo dei birdwatchers nella nostra regione

Il Friuli Venezia Giulia raggiunge il milione di osservazioni di uccelli pubblicate sul portale di ornitologia Ornitho.it. Secondo l’ornitologo Paolo Utmar, uno dei rilevatori del portale e referente della nostra regione, si tratta di “un dato interessante tenendo conto che in Italia, nel portale, sono entrati finora 19 milioni di dati e il Fvg è una regione abbastanza piccola e non particolarmente popolosa. Siamo al di sopra della media nazionale e in linea con le zone meglio esplorate dal punto di vista faunistico. Sicuramente abbiamo una fauna molto ricca, soprattutto nella zone della foce dell’Isonzo, tra l’isola della Cona e la valle Cavanata. Inoltre abbiamo una solida tradizione di birdwatcher e ornitologi”.

Una tradizione che con il lockdown non si è fermata, “è stato anzi possibile, per molti, appostarsi alla finestra di casa e osservare varie specie di uccelli che frequentano anche le zone abitate. Oggi ho avuto modo di vedere l’upupa e il codirosso comune senza muovermi da casa” spiega l’ornitologo, che è attualmente ottavo in Italia nella classifica per numero di specie osservate quest'anno. Tale portale è attivo anche a livello europeo.

Il portale è utile soprattutto per individuare le specie a rischio, poiché se diminuiscono gli esemplari di una particolare specie il fatto costituisce un campanello d’allarme per non danneggiare ulteriormente il suo habitat. “Ad esempio – spiega Utmar - una specie come il calandro nidificava a Banne e poi è diventato sempre più raro a causa di un rimboschimento solo in parte naturale, perché ricordiamo che il pino nero è stato portato sul Carso dall’uomo e non era naturalmente presente in zona”. 

Il rimboschimento è senz’altro una cosa buona ma porta con sé dei risvolti, come ricorda l’ornitologo: “il rischio è quello di perdere habitat semi naturali di migliaia di anni come la landa carsica, in cui si sono adattate moltissime specie tra cui l’averla piccola, la coturnice e l’allodola. Nel Carso le specie di bosco stanno bene ma sono quelle di prateria ad avere dei problemi. Anche il taglio dei pini in Val Rosandra ha fatto discutere ma contribuisce a mantenere la landa carsica e infatti dopo il taglio sono state introdotte le pecore per mantenere la vegetazione bassa”.

Fortunatamente Ornitho.it, appoggiata da varie associazioni locali come Astore, Tringa Fvg, e a livello nazionale da Lipu, Ebn e Ciso contribuisce in molti modi a tenere monitorata la fauna, specchio dello stato di salute dei vari ecosistemi presenti nel territorio. 

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