Giovedì, 23 Settembre 2021
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AMBIENTE: PARTE DISEGNO DI LEGGE SULLE ATTIVITA' ESTRATTIVE IN FVG

Trieste, 30 aprile - Avviare un processo di semplificazione che superi una stratificazione normativa iniziata nel 1986, perseguendo l'obiettivo di coniugare la cura e il rispetto dell'ambiente alle necessità di uno dei settori più produttivi e strategici del territorio. Questo è l'impulso riformatore che ispira il disegno di legge (ddl) approvato in via preliminare dalla Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia, su proposta dell'assessore all'Ambiente Sara Vito, e intitolato Disciplina organica delle attività estrattive.

La norma si riferisce alle cosiddette sostanze minerali di seconda categoria che interessano in primo luogo i materiali destinati alle costruzioni edilizie, stradali e idrauliche: un'attività imprenditoriale, nel suo complesso, che coinvolge una parte significativa dell'economia regionale.

In tale ottica la regolazione del settore estrattivo deve armonizzare l'equilibrio fra gli aspetti legati allo sviluppo e alla crescita, con quelli afferenti alla sicurezza idrogeologica e alla tutela del paesaggio. In virtù di questo principio le nuove disposizioni di legge non possono prescindere da una visione unitaria e responsabile della materia, che si declina nell'individuazione di un limite all'incondizionato prelievo delle risorse non rinnovabili.

Ma la visione che anima la normativa approvata dalla Giunta non si ferma all'imposizione di un perentorio tetto alle estrazioni. Vengono infatti indicate delle vie alternative all'indiscriminato utilizzo del suolo: prima fra tutte, quella del riciclo di materiali inerti, in considerazione anche della Direttiva europea che fissa l'obiettivo del 70 per cento del recupero degli inerti da raggiungere entro il 2020.

Un'altra opportunità sostenibile per le attività di estrazione è rappresentata dal reperimento dei materiali minerali eseguendo gli interventi di manutenzione degli alvei e dei corsi d'acqua. Anche il problema delle aree di cava dismesse viene affrontato dalla norma, che va così a intervenire sia sul lato della sicurezza - viste le situazioni di pericolo generate dal degrado - sia sul versante ambientale, a causa delle alterazioni provocate all'equilibrio naturale del territorio.

Nella fattispecie, queste nuove disposizioni introducono in primo luogo l'obbligo, per l'impresa che si accinge a svolgere un'attività estrattiva, di prestare la garanzia fideiussoria sulla quale il Comune interessato può rivalersi nel caso di mancato o incompleto riassetto ambientale dei luoghi sfruttati; secondariamente viene prevista, e in qualche modo privilegiata, la ripresa dell'attività estrattiva stessa, comprensiva però del riassetto ambientale del sito.

Le altre innovazioni introdotte dalla legge comprendono anche un processo di semplificazione - che coinvolge esclusivamente la parte burocratica - attuato attraverso il coordinamento del percorso autorizzativo con la procedura di valutazione di danno ambientale, mantenendo dunque sempre inderogabilmente prioritaria l'attenzione all'ecosistema dei territori.

In questo contesto, il Piano Regionale delle Attività Estrattive (PRAE), individuando anche le tipologie delle aree interdette a questo tipo di scavi, consentirà ai Comuni di stabilire quali siti potranno essere destinati agli interventi di estrazione.

ARC/GG/ppd
 



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