Domenica, 19 Settembre 2021
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AUTONOMIE LOCALI: PANONTIN, PER UTI, SMART LAND, NUOVI INDICATORI

Colloredo di Monte Albano, 07 set - Si chiama Piano dell'Unione e rappresenta, come chiaramente indicato nel testo di Riforma del Sistema Regione-Autonomie locali (la legge regionale 26 dello scorso anno), lo strumento di programmazione e pianificazione delle nuove Unioni Territoriali Intercomunali (UTI), per formare - grazie a un'analisi della situazione socioeconomico dell'area - gli obiettivi da perseguire in ciascuna delle 18 Unioni.

Un Piano, come oggi a Colloredo di Monte Albano (su invito di ANCI FVG) ha sottolineato l'assessore regionale alle Autonomie locali Paolo Panontin, che è momento strategico e fondamentale nella costruzione delle UTI e che necessariamente deve coniugarsi con quell'Intesa per lo sviluppo regionale e locale (prevista dalla norma 18 dello scorso luglio sulla Disciplina della Finanza locale), che indica l'esigenza di una concertazione tra l'Amministrazione del Friuli Venezia Giulia e gli Enti locali, attraverso il Consiglio delle Autonomie Locali (CAL), per disegnare uno sviluppo integrato tra i due livelli istituzionali.

Sviluppo, dunque, che si traduce in incremento della qualità del territorio, rispetto a una crescita quantitativa dello stesso, come ha descritto oggi a Colloredo Federico Della Puppa, docente all'Università IUAV di Venezia ed esperto di gestione strategica del territorio.

Ma come interpretare modernamente la funzione e la prospettiva di questi Piani, che poi concorrono a definire la successiva Intesa? Secondo l'assessore Panontin, attraverso due concetti, distinti ma integrabili tra loro. Il primo, ha affermato, è quello (già introdotto a livello nazionale, in collaborazione con ISTAT e CNEL) del cosiddetto Benessere Equo e Sostenibile (BES), cioè la misurazione di alcuni indicatori sul grado di benessere interno - economico, sociale, ambientale - di ciascuna UTI: "ciò consentirebbe, ha detto l'assessore, di conoscere le esigenze di ciascun territorio e quindi di orientare le scelte di politiche di sviluppo per migliorare la qualità e la fruibilità dei servizi".

Da qui l'invito di Panontin a provare a utilizzare questo strumento ("sia di analisi che di monitoraggio successivo", ha precisato), utilizzando una decina di indicatori (134 sono quelli invece usati su base nazionale), assieme alla Regione e magari aggiungendone altri, se considerati importanti da una o più UTI.

Parallelamente, ha poi evidenziato l'assessore regionale - mutuando i contenuti di un recente volume di Aldo Bonomi e Roberto Masiero, presente oggi all'incontro, docente di Storia dell'Architettura a Venezia (Dalla smart city alla smart land) - occorre indirizzarsi veramente, come le UTI identificano, verso aree più vaste, non più solo di valenza comunale.

"Aree smart, intelligenti, digitali, nelle quali gestire le risorse disponibili secondo criteri di sostenibilità e creando un contesto economico e sociale attraente in cui i cittadini, le imprese, le amministrazioni possano vivere, lavorare, interagire", ha affermato Panontin.

Una logica smart che viene proposto di applicare alle Unioni, con la produzione di un Piano di sviluppo a questo punto di scala allargata in cui siano evidenziate le politiche di realizzazione di questa smart land, che devono puntare, ha concluso Panontin, su sviluppo sostenibile, economia della conoscenza, la valorizzazione dei patrimoni esistenti (culturale, ambientale, dei saperi, delle tradizioni, ecc.) e la creazione di "ambienti favorevoli all'insediamento di nuove imprese e di start-up innovative".

ARC/RM



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