GRANDE GUERRA: BOLZONELLO A COMMEMORAZIONE CADUTI SOCIETA' OPERAIA PN

Trieste, 8 nov - "La generosità è il filo conduttore nella storia della Società Operaia pordenonese e della comunità cittadina che in questa prestigiosa Istituzione ha sempre trovato una fonte di coesione".

E' stata la riflessione del vicepresidente della Regione Sergio Bolzonello in occasione della cerimonia in ricordo dei 23 caduti della Società di mutuo soccorso di Pordenone nella Grande Guerra, tenutasi oggi a Palazzo Gregoris. La commemorazione è stata preceduta da una messa officiata nel Duomo di San Marco da monsignor Otello Quaia, alla presenza del vessillo della Società, che l'anno prossimo festeggerà 150 anni, e dei labari delle associazioni combattentistiche e d'arma. Proprio monsignor Quaia, nella sua omelia, aveva introdotto il concetto della generosità che contraddistingue quanti hanno immolato la vita per la Patria e senza la quale anche oggi, ha detto l'arciprete, "non sta in piedi né la Chiesa né la società civile".

Alla cerimonia, nella sede di Palazzo Gregoris, preceduta dall'esibizione della Fanfara dell'11° Reggimento Bersaglieri di Orcenico Superiore, sono intervenuti anche il deputato Giorgio Zanin, il sindaco e presidente della Provincia di Pordenone Claudio Pedrotti, l'assessore comunale alla Cultura Claudio Cattaruzza, il generale Antonello Vespaziani, comandante della Brigata Corazzata Ariete, lo storico militare Ugo Falcone e Mario Tomadini, autore del volume scritto e presentato per l'occasione, dal titolo La Società operaia di Pordenone nella Grande Guerra. Ricordo dei soci caduti.

Caduti che, come ha affermato davanti ai loro discendenti presenti in sala la presidente del sodalizio Rosa Saccotelli Pavan, "oggi abbiamo riportato a casa". Tomadini, ha rilevato Bolzonello, "riesce anche in questo libro con tratti essenziali senza smancerie e arzigogoli a dare un senso vero a ciò che è accaduto".

Nel libro è ricostruita, a cent'anni di distanza, la vicenda dei 23 soci pordenonesi, per lo più operai dei cotonifici, che persero la vita al fronte. Il volume riannoda memorie familiari ed episodi di solidarietà anche e soprattutto da parte dei settori più poveri della società pordenonese e in maniera più drammatica ai tempi della rotta di Caporetto. Dal vicepresidente della Regione è giunto un apprezzamento particolare per il capitolo dedicato ai "Fusilaz" di Cercivento, i quattro alpini passati per le armi nel 1916 per aver proposto ai superiori di attendere la notte e il calar della nebbia sul monte Cellon anziché attaccare frontalmente il nemico com'era stato loro ordinato.

Bolzonello, confortato in questo dall'on. Zanin, si è detto fiducioso che grazie anche all'azione condotta dall'Amministrazione regionale in sintonia con il sindaco di Cercivento, il centenario del tragico fatto "sarà non solo di ricordo ma anche di riabilitazione formale".

Saccottelli Pavan ha voluto scandire i nomi dei 23 caduti nella Grande Guerra, unendo a loro nella memoria l'allora sindaco Carlo Policreti, e ha chiesto che anche i marò italiani oggi privati della libertà per i fatti accaduti in India siano riportati a casa. Se, ancora guardando all'attualità, Pedrotti ha rivendicato una generosità "che non proceda selettiva, a segmenti", serve oggi, è stato detto, anche per i fatti della Grande Guerra una lettura più ampia.

Tomadini, a tale proposito, ha letto un passaggio del suo libro in cui è scritto che "tutti i caduti, di una parte e dell'altra, vanno ricordati", perché quel Primo conflitto mondiale falciò un'intera generazione. Come ha annotato il generale Vespaziani, i 23 della Società Operaia pordenonese che persero la vita al fronte avevano tra i 20 e i 35 anni.

ARC/Com/PPD



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