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IMMIGRAZIONE: RUOLO E EFFETTI NEL FVG A SALDO DEMOGRAFICO NEGATIVO

Udine, 7 giugno - L'andamento demografico e il ricambio generazionale possono influire sensibilmente sullo sviluppo del sistema economico del Friuli Venezia Giulia, una regione all'interno della quale il progressivo invecchiamento della popolazione e il calo delle nascite possono creare in prospettiva squilibri nel sistema economico sociale e nella stessa società: in questa situazione si inserisce il fenomeno dell'immigrazione, che va interpretato e gestito adeguatamente.

Se ne è parlato nel corso del convegno organizzato dall'Associazione Friuli Europa (AFE) e dall'ISCOS CISL FVG, svoltosi nel palazzo della Regione a Udine, che aveva per tema Il futuro demografico e dello sviluppo della regione Friuli Venezia Giulia tra immigrazione forzata ed emigrazione delle nostre energie giovanili.

Nella relazione introduttiva il presidente dell'AFE Renzo Pascolat ha ricordato la criticità dimostrata dall'Europa nel fare fronte ai nuovi flussi migratori. E la posizione difficile dell'Italia, meta della diaspora di popoli in fuga dalle loro terre in quanto cuscinetto con i Paesi del Nord Europa che minacciano la chiusura dei propri confini.

Sostenendo che il Friuli Venezia Giulia deve mediare tra la presenza - secondo le stime della CISL - di 100.000 persone, tra giovani e non, senza occupazione stabile o sicura, 43.000 disoccupati, 40.000 senza lavoro e senza la fiducia nel futuro, 13.000 sospesi dal lavoro, e quella degli immigrati.

Quindi, Roberto Cocchi, architetto, responsabile di ISCOS CISL FVG, si è soffermato sulla percezione tra i giovani del fenomeno immigrazione che è sentito con preoccupazione, ma con equilibrio e positività, in particolare per quanto attiene ai matrimoni misti: il che dimostra l'assenza di preconcetti tra le nuove generazioni.

Mentre il demografo dell'Università di Udine Alessio Fornasin ha rilevato che il FVG, e l'intera nazione, a differenza di altri Paesi importano persone a basso livello di istruzione; e che nel contempo la mobilità intellettuale, la cosiddetta fuga dei cervelli, dal 2004 al 2010 è cresciuta dal 7 al 12,9 per cento.

Infine, il sociologo dell'Ateneo udinese Bernardo Cattarinussi ha ricordato che le famiglie presenti sul territorio sono strutturalmente cambiate e spesso svolgono più d'un tempo la funzione di sostegno economico sociale anche nei confronti di figli non più giovanissimi. Una considerazione positiva, deriva dal fatto che i giovani di oggi desiderano vivere il presente e la quotidianità, ma serve loro una visione della società che dia speranza per il futuro.

Agganciandosi a questi concetti, l'assessore regionale alla Solidarietà Gianni Torrenti, presente assieme al vicepresidente del Consiglio regionale Paride Cargnelutti e al prefetto di Udine Vittorio Zappalorto, ha ricordato che per mantenere il livello di sicurezza economica attuale in Friuli Venezia Giulia occorre assicurare un Prodotto Interno Lordo (PIL) di 30 miliardi di euro e che per garantire questo livello di economia occorre siano impiegati nel sistema produttivo attuale e futuro 650.000 lavoratori.

Ma i numerosi occupati che andranno in pensione nei prossimi anni non potranno essere rimpiazzati solamente da residenti, a causa del saldo demografico negativo che caratterizza peraltro l'intero Paese; nel mentre, anche gli effetti di una nuova e articolata politica di promozione demografica si sentirebbero sul mercato del lavoro non prima dei prossimi vent'anni.

In futuro, dunque, la piena occupazione dei residenti in regione potrebbe non essere più sufficiente ad assicurare il pieno funzionamento del sistema economico. Funzionamento che coincide con l'efficacia e l'efficienza del sistema previdenziale, di quello sanitario, dell'intera società civile.

ARC/CM/EP



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