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Mercoledì, 19 Giugno 2024
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Lapidario deportati in Jugoslavia: Callari, sia simbolo non divisivo

L'assessore all'inaugurazione a Gorizia del monumento promosso dalla Lega nazionale Gorizia, 11 giu - "L'emozione di fronte allo scoprimento di questo lapidario è molta: non solo perché tra noi oggi è presente la Medaglia d'oro al Valore Paola Del Din, ma perchè solo qualche tempo fa dissi che qui a Gorizia c'era bisogno di un Binario 21, poiché questi deportati non hanno alcuna differenza da quelli che purtroppo a Milano furono deportati perché erano ebrei, in quanto questi furono deportati perché erano italiani. Dobbiamo dirlo chiaro, in considerazione del fatto che qui nel 45 c'era il rischio di una pulizia etnica. Questi uomini non sono stati uccisi perché filofascisti, ma sono stati deportati perché c'era la volontà di annettere queste terre, che grondano di sangue italiano, alla ex Jugoslavia". Lo ha affermato l'assessore regionale al Patrimonio Sebastiano Callari nel corso dell'intervento per l'inaugurazione del Lapidario ai Deportati in Jugoslavia promosso dalla Lega nazionale nel Parco della Rimembranza di Gorizia. "Lo chiameremo un giorno il sentiero degli eroi, perché il Parco della Rimembranza comincia ad essere poco per ricordare tutti gli eventi che Gorizia ha passato nella sua storia", ha comentato Callari che, riprendendo un passaggio dell'intervento del sindaco di Gorizia, Rodolfo Ziberna, ha espresso la necessità che proprio da Gorizia, prossima Capitale della cultura nel 2025, parta un messaggio chiaro e tutt'altro che divisivo. "Chi vuole aizzare polemica e leggere qualcosa di sbagliato in questa iniziativa può farlo, ma da qui spicca per l'Europa solo un messaggio di amore e di pace. Il monumento recita: 'il loro sacrificio sia da invito a vivere in un clima di pacifica convivenza'. Gorizia è un simbolo di cui la Regione è assolutamente orgogliosa e speriamo di poter contribuire a farne un luogo della memoria ma soprattutto di rinascita e unificazione per tutto il Paese", ha affermato Callari, ringraziando in conclusione a nome di tutta l'Amministrazione regionale la Lega nazionale. Dopo la lettura dei nomi dei 97 deportati "per mano di partigiani comunisti filo-Jugoslavia" - così recita il monumento - il lapidario è stato benedetto da don Fulvio Marcioni, parroco di Campagnuzza e due corone di alloro sono state deposte da parte del sindaco e della partigiana, socia della Lega, Paola del Din, assieme alla sottosegretaria all'Istruzione e Merito Paola Frassinetti. All'intervento del presidente della sezione di Gorizia della Lega nazionale, Luca Urizio, sono seguiti i discorsi ufficiali, presenti tra gli altri il vicepresidente della Commissione Affari esteri e difesa del Senato Roberto Menia, conclusi dal vicepresidente della Lega Diego Guerin e dalla sottosegretaria Frassinetti, che ha rimarcato l'importanza della testimonianza nelle scuole di una visione complete della storia. ARC/EP/pph

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