MARCINELLE: SERRACCHIANI, FU SCOSSA PER COSCIENZA EUROPEA

Azzano Decimo (PN), 7 agosto - "Del mosaico che compone la storia del nostro Continente, Marcinelle è un tassello dolente ma prezioso. Dovremmo conservare inciso nei nostri cuori il ricordo di quell'infamia, a monito per tutti". Lo ha ricordato ad Azzano Decimo la presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani nel suo intervento durante la cerimonia di commemorazione del sessantesimo anniversario dalla tragedia belga, in cui persero la vita 262 minatori, di cui sette corregionali.

Oltre alla presidente e al sindaco di Azzano Decimo Marco Putto, hanno partecipato alla cerimonia anche l'assessore regionale Paolo Panontin, il vicepresidente del Consiglio regionale Paride Cargnelutti e il consigliere regionale Renata Bagatin. Presenti inoltre il presidente nazionale dell'ANMIL Franco Bettoni, la Confederazione nazionale dei maestri del lavoro con il suo presidente regionale Mario Caporale, i familiari di Ferruccio Pegorer, una delle vittime della sciagura e originaria di Azzano Decimo, nonché numerosi primi cittadini del Friuli Venezia Giulia.

Dopo lo scoprimento di una targa in ricordo delle vittime del lavoro nei pressi del Cimitero comunale, la cerimonia ha preso il via in piazza Libertà con l'alzabandiera e la deposizione di una corona di alloro al Monumento ai Caduti. Quindi il corteo ha raggiunto la Sala consiliare del Municipio dove si sono tenuti i discorsi ufficiali.

La presidente Serracchiani ha ricordato quanti, in un'Italia lacerata dalla guerra, lasciarono il Paese per cercare nuove opportunità di vita all'estero. "Molti - ha detto Serracchiani - andarono in Belgio, attratti da un sogno promesso, quando poi la realtà si mostrò invece ben diversa". Per la presidente quanto accadde a Marcinelle gettò le basi per la creazione di un diffuso sentimento europeista.

"In molti ritengono - ha detto Serracchiani - che quella tragedia contribuì alla formazione della coscienza europea più di quanto riuscirono a fare tanti trattati firmati in quegli anni. La scossa fu forte ed è innegabile che il mondo dell'emigrazione rese possibile nei decenni l'incontro fra persone, culture, professionalità e nazioni. A loro modo, anche i nostri corregionali in Belgio furono tra i primi esploratori della nuova Europa; quella che, in seguito, si è ritrovata a condividere un comune progetto d'integrazione, cui oggi noi tutti apparteniamo".

Richiamando poi la forza con cui i nostri corregionali superarono confini e pregiudizi ritenuti allora quasi invalicabili, Serracchiani ha sottolineato come "quel coraggio ci serve ora, perché è una componente fondamentale di questo progetto, di questa realtà chiamata Europa".

Infine la presidente ha sottolineato i sacrifici di tutti quei corregionali e italiani che, "attraverso le loro rimesse, hanno permesso alla nostra regione e al nostro Paese di risollevarsi, ricostruendo a poco a poco il tessuto economico e sociale, permettendo una impetuosa crescita civile e democratica. A loro, alle loro famiglie, a quegli orfani, la nostra futura memoria e costante riconoscenza".

Dal canto suo il presidente della Confederazione dei maestri del lavoro Mario Caporale ha rimarcato che la tragedia accaduta nell'agosto del 1956 è rimasta impressa a livello nazionale, facendo diventare l'8 agosto la Giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo. Inoltre ha ricordato come, nei primi cinque mesi del 2016, siano ancora troppe le morti bianche  attestatesi a quota 233, senza contare quanti hanno perso la vita recandosi al proprio posto di lavoro.

ARC/AL/ppd



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