MIGRANTI: TORRENTI, FVG MODELLO DI ACCOGLIENZA MA SERVE RIFLESSIONE

Trieste, 9 nov - Il Friuli Venezia Giulia è un piccolo modello di gestione di un'immigrazione definita come "un dato di fatto" dall'assessore regionale alla Solidarietà Gianni Torrenti nel corso del suo intervento all'odierna riunione della Commissione generale per gli affari politici e interni dell'Assemblea parlamentare dell'Iniziativa Centro Europea (InCE), a Trieste.

Torrenti, infatti, ha ricordato come inizialmente il fenomeno sia stato affrontato con grande fatica, puntando a garantire un'accoglienza decorosa con il minore impatto sociale possibile sul territorio, auspicando nel contempo che potesse esaurirsi in breve tempo.

"Successivamente - ha evidenziato l'assessore, parlando di una Trieste dove solo il 55 per cento dei residenti è nata nel comune - resici tutti conto dell'ineluttabilità di quanto stava e sta accadendo, la Regione ha approntato un'accoglienza diffusa a vantaggio di qualità e di contenimento dei costi al pari dell'impatto sulla popolazione locale".

Avviamento all'italiano ma anche all'inglese, assistenza nelle pratiche di richiesta di asilo, coinvolgimento delle associazioni nella vita quotidiana e avvicinamento al lavoro sono alcune delle principali azioni messe in campo. "A fronte di una media nazionale di aventi diritto allo status di rifugiati pari al 60 per cento - ha affermato Torrenti - in Friuli Venezia Giulia si arriva al 90 per cento considerando la forte maggioranza di pakistani e afghani che sono considerati provenienti da Paesi ad alto rischio".

Non famiglie ma prevalentemente maschi giovani (tra i 20 e i 27 anni): è questa la caratterizzazione dei migranti attualmente presenti in regione, stimati in 3.500 unità. Di questi, oltre 1.600 hanno accettato di essere impiegati gratuitamente in attività socialmente utili per sdebitarsi nei confronti di chi li ospita. "Non abbiamo ricevuto alcuna protesta dai Comuni dove sono presenti migranti - ha sottolineato Torrenti - mentre mi sono arrivate e-mail che esprimevano forte preoccupazione dalle Amministrazioni tuttora non coinvolte. Il dato si commenta da solo".

Per evitare che permangano in Italia le fasce meno organizzate in quanto culturalmente e socialmente più deboli, ha comunque ammonito l'assessore, serve una riflessione culturale e politica fondamentale per costruire una progettualità rispetto al tema immigrazione che attualmente non esiste. "Buona parte - ha concluso Torrenti - punta al Nord Europa, svuotando di conoscenza e manodopera qualificata i rispettivi Paesi di provenienza dove, al contrario, dovremmo intervenire in maniera tale da arginare il loro progressivo indebolimento".

ARC/FC



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