PROTEZIONE CIVILE: COME CONTINUARE LA PRODUZIONE DOPO UN TERREMOTO

Pordenone, 24 maggio - Il terremoto del Friuli Venezia Giulia prima e quello dell'Emilia-Romagna poi hanno rappresentato una sorta di palestra dove mettere a punto - seppur in modo diverso e con strumenti sempre più qualificati - i concetti di business continuity  (continuità operativa aziendale) e disaster recovery  (ripristino sistemi, dati e infrastrutture necessari all'erogazione di servizi per le imprese). Due momenti della nostra storia che dovrebbero fare scuola affinché non ci si trovi impreparati nel caso in cui dovessero verificarsi in Italia altri casi simili. Ciò è quanto emerso oggi nel corso del convegno dal titolo Continuare la produzione dopo un terremoto. Cosa si può fare, prima della scossa, a costo zero svoltosi nella Sala congressi della Fiera a Pordenone.

Organizzato dall'Unione industriali della provincia di Pordenone con la collaborazione dei Collegi provinciali dei Geometri, Ingegneri, Architetti e Periti industriali nonché dell'Università degli Studi di Parma e del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, la giornata di lavori ha voluto porre al centro dell'attenzione quanto avvenne in Emilia e in Romagna nel 2012 per capire come si è intervenuti per ridurre al minimo le criticità soprattutto legate alla produzione.

A tal proposito l'assessore alla Protezione civile del Friuli Venezia Giulia Paolo Panontin, oltre a ricordare il valore della Protezione civile regionale nata proprio a seguito del sisma che sconvolse il Friuli nel 1976, ha soffermato l'attenzione sulla necessità di dare sempre maggior peso alla pianificazione degli interventi di business continuity  affinché le aziende non siano messe in ginocchio in caso di eventi naturali disastrosi. Dopo aver ricordato quanto accadde nel distretto biomedicale di Carpi e alla Toyota in Giappone a seguito delle forti scosse di terremoto, l'assessore regionale ha sottolineato la necessità di investire sempre più nella pianificazione strategica ex ante  per mitigare il rischio.

Operazione questa che richiede uno sforzo notevole di istituzioni, imprese, professionisti e anche cittadini e dove i risultati diventano facilmente tangibili e apprezzati nel momento in cui dovessero verificarsi delle calamità naturali. Questo concetto si riassume nella costruzione di ambienti di lavoro sicuri e nella promozione della cultura della prevenzione quotidiana, che comprenda un programma di formazione rivolto ai lavoratori e alla popolazione con le migliori strategie per la fase di ripresa post-sismica.

Inoltre è stato ricordato come proprio in occasione del sisma del 1976, in Friuli Venezia Giulia - seppur in modo spontaneo e non organizzato - venne messo in atto il concetto di resilienza. Di fronte al disastro, la comunità regionale seppe infatti attivare un processo di adattamento, facendo affidamento su senso di appartenenza alla comunità, reattività agli eventi negativi, valorizzazione delle competenze utili ad affrontare e superare le difficoltà e meccanismi di sostegno sociale e coinvolgimento delle comunità. Tutto ciò divenne poi un modello e costituì la base per i successivi processi di ricostruzione.

ARC/AL/ppd



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