Residenze anziani: Riccardi, da Regione 20 mln in più in tre anni

La pandemia detta correttivi alla riconfigurazione del sistema

Trieste, 12 nov - "La pandemia, con la prova di stress che rappresenta, dà chiari segni sui correttivi da apportare al processo di revisione del sistema residenziale per le persone anziane, sistema che sta contando su un impegno finanziario della Regione cresciuto di 20 milioni dal 2018 e che ha un fabbisogno di ulteriori 500 posti letto su cui siamo pronti a intervenire con ulteriori risorse".

E' la sintesi tratta dal vicegovernatore del delega alla Salute Riccardo Riccardi al termine dell'illustrazione tenuta in sede di III Commissione del Consiglio regionale con modalità telematica sul tema della residenzialità per gli anziani, anticipata l'altro ieri alle organizzazioni sindacali confederali, con priorità di comunicazione dei dati statistici riservata però ai commissari dell'Assemblea regionale.

"La riconfigurazione del sistema - ha rilevato Riccardi - deve puntare alla maggior sicurezza delle residenze, con la nomina di un direttore sanitario interno, maggior qualità e la libertà di scelta. Questo punto è fondamentale: si tratta di passare da un sistema di pagamento a posto letto a un sistema di assegnazione del finanziamento in cui la persona e la famiglia scelgono la struttura residenziale accreditata presso la quale realizzare il percorso assistenziale, cui venga riconosciuta dall'Azienda sanitaria la relativa quota tariffaria".

Riccardi ha osservato come alla Regione tocchi fissare i criteri, rivedere i regolamenti, stabilire modelli contrattuali uniformi, sviluppare sistemi informativi dedicati. "L'emergenza enfatizza i temi e le criticità - ha aggiunto Riccardi -, ma dobbiamo tenere lo sguardo lungo ed equilibrio, perché gli anziani non autosufficienti a domicilio che oggi in regione sono 28.507 diventeranno oltre 34mila tra dieci anni".

Nel corso dell'audizione è stato evidenziato che per l'abbattimento delle rette per le residenze degli anziani si è saliti, per quanto riguarda i finanziamenti della Regione, dai 48,3 milioni di euro del 2018, ai 52,0 del 2019, ai 54 del 2020; per gli oneri sanitari si è passati dai 27,5 milioni del 2018 ai 30,9 del 2019 ai 33,1 del 2020. "Al differenziale di 12 milioni - ha rilevato Riccardi - vanno aggiunti gli ulteriori 8 milioni di euro disposti in assestamento di bilancio per le spese straordinarie dovute a Covid-19 nelle residenze per anziani e per persone con disabilità".

Per quanto riguarda il controllo sulla qualità delle strutture, la riclassificazione perfezionata a maggio del 2018 ha determinato la chiusura di 23 strutture per un totale di 500 posti letto, per la maggior parte strutture polifunzionali che non rispondevano ai requisiti della normativa allora vigente. Oggi sono attive in Friuli Venezia Giulia 165 strutture per anziani autorizzate per un totale di 10.654 posti letto; 94 sono le convenzionate per un totale di 7885 posti letto. L'89 per cento delle strutture pubbliche ha più del 90 per cento dei posti convenzionati. "Tra gli obiettivi da perseguire - ha osservato il vicegovernatore - indico la previsione di rette ancora meno onerose e più uniformi, la garanzia di maggior presidio delle funzioni igienico-sanitarie e cliniche nelle residenze, standard assistenziali sempre più correlati al bisogno delle persone e il potenziamento della continuità assistenziale e del modello organizzativo imperniato sulle Usca, che sposta l'asse assistenziale verso la domiciliarietà".

Tra i punti delicati posti all'attenzione dei componenti della III Commissione dalla direzione centrale Salute spiccano la variabilità delle liste d'attesa per l'accesso alle residenze per anziani, che ha una media di 108,7 giorni, ma che oscilla dal valore minimo di 48,3 a massimo di 425,4 tra diversi comuni; l'elevato tasso di decessi di ospiti nei primi trenta giorni di ricovero (per il 9,2 per cento del totale) e nell'arco di tempo tra 30 e 60 giorni dal ricovero (per il 6,7 per cento del totale); il rischio di un aumento eccessivo di posti letto per non autosufficienti non convenzionati, che si può stimare in 300 posti letto per adeguamenti post classificazione più ulteriori 1200 posti letto per nuove realizzazioni. Il vicegovernatore ha ravvisato inoltre "una criticità paradossale, nell'emergenza Covid, per cui le strutture pubbliche, a differenze delle private, si sono avvalse eccessivamente di un modello organizzativo con esternalizzazioni con impatto sui dati di contagio".

"Su tutti questi temi - ha concluso Riccardi - la risposta può venire solo da una rimodulazione complessiva del nostro sistema in cui semplici adeguamenti non sarebbero sufficienti. E' una partita che riguarda tutti i portatori d'interesse: dalle organizzazioni sindacali, che abbiamo già incontrato, ai gestori pubblici e privati e al sistema degli enti locali". ARC/PPH/al
 



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