RETI ECOLOGICHE: SANTORO, NECESSARIO SEMPLIFICARE STRUMENTI DI TUTELA

Udine, 10 dic - "A vent'anni dalla prima normativa regionale in materia di parchi e riserve vorremmo costruire un testo che semplifichi gli strumenti di tutela e aperto ad accogliere le innovazioni che i territori stanno mettendo a punto per giungere a una nuova visione della Rete Ecologica Regionale".

Così l'assessore regionale alla Pianificazione territoriale del Friuli Venezia Giulia Mariagrazia Santoro ha aperto oggi a Udine il primo Forum dedicato alla discussione delle Linee guida per il disegno di legge (ddl) sulla Rete Ecologica Regionale.

Al Forum sono intervenuti tecnici del settore, esperti di biodiversità, responsabili di parchi e riserve regionali, ordini professionali, associazioni ambientaliste, chiamati dalla Regione a partecipare al processo di elaborazione del nuovo quadro normativo di settore.

"Il primo imperativo nella revisione di questa legge è quello di non farsi prendere dalla fretta", ha osservato Santoro: "vogliamo rivedere la legge regionale 42/1996 con il contributo e l'apporto costruttivo di tutti coloro che hanno operato finora avendo a riferimento la normativa vigente. Da loro possiamo cogliere pregi e difetti di questa norma e definire le necessità per il futuro, costituendo uno specifico Tavolo di lavoro".

"Chiedo la vostra collaborazione per una crescita culturale affinché le aree protette non siano più percepite come un insieme di vincoli ma come un marchio di qualità dei nostri territori. Molti di questi siti - ha sottolineato Santoro - hanno ottenuto un riconoscimento comunitario grazie all'intervento di uomini, imprese, amministrazioni che hanno lavorato affinché questo valore si sviluppasse".

L'obiettivo che la Giunta regionale si è posta con l'approvazione, nel luglio scorso, delle Linee guida per la predisposizione del ddl sulla conservazione e valorizzazione della Rete Ecologica Regionale è una revisione della normativa vigente nel contesto della mutata cornice di principi comunitari.

Le politiche ambientali dell'Unione Europea nel settore della protezione della biodiversità hanno determinato un cambiamento di strategia che si riverbera sulle legislazioni nazionali: si è passati da un approccio vincolistico a un approccio che vede nell'ambiente un'opportunità da cogliere anche per lo sviluppo socio-economico locale.

Il sistema di protezione regionale della biodiversità è composto da due Parchi regionali (Dolomiti Friulane e Prealpi Giulie), dodici Riserve naturali regionali (Forra del Cellina, Lago di Cornino, Valle Canal Novo, Foci dello Stella, Valle Cavanata, Foce dell'Isonzo, Laghi di Doberdò e Pietrarossa, Falesie di Duino, Monte Lanaro, Monte Orsario, Val Rosandra, Val Alba), trenta Biotopi, quindici Aria-Aree di rilevante interesse ambientale, un'Area di reperimento, 63 Siti della Rete Natura 2000 che interessa complessivamente circa il 19 per cento della superficie regionale.

Sono inoltre presenti due Riserve naturali statali (Cucco e Rio Bianco di Malborghetto), un'Area marina protetta statale (Miramare), due Aree di cui alla Convenzione di Ramsar (coincidenti con le Riserve Foci dello Stella e Val Cavanata; per la Foce dell'Isonzo è richiesta l'istituzione), uno dei nove sistemi che compongono il Sito patrimonio mondiale UNESCO delle Dolomiti (Parco delle Dolomiti Friulane), una Riserva Man And the Biosphere (MAB Programme) dell'UNESCO (Costiera Triestina di Miramare) e un'altra Riserva della biosfera UNESCO in fase di istituzione presso i comuni interessati dal Parco delle Prealpi Giulie e altri comuni prealpini.

Completano il quadro il Catasto regionale delle Grotte, i Geositi, emergenze geologiche individuate con apposite schede analitiche ma non soggetti ad alcun regime di tutela, gli Alberi monumentali, il cui censimento è in fase di revisione, e i Prati stabili, aree distribuite in tutto il territorio della pianura che per la loro composizione floristica rappresentano habitat rari a livello comunitario.

ARC/RM/com



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