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Sabato, 25 Giugno 2022
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Salute: visione miope su trasferimenti regionali a sanità Pn



Pordenone, 9 giu - Il trasferimento di risorse regionali pro capite non può essere un parametro con il quale valutare quanto "pesa" la sanità in un'area del Friuli Venezia Giulia poiché ci sono servizi sovraterritoriali il cui valore si spalma sull'intera regione.

Con questo concetto il vicegovernatore con delega alla Salute replica a una presa di posizione riguardante la presunta penalizzazione dei cittadini pordenonesi sul fronte della spesa sanitaria a loro dedicata.

Dati alla mano, l'esponente dell'Esecutivo chiarisce che la spesa pro capite non rappresenta di per sé un dato reale in grado di spiegare in modo corretto l'entità dei trasferimenti nei diversi territori del Friuli Venezia Giulia. Questa semplificazione infatti non terrebbe in debita considerazione che ci sono aziende in cui, avendo al loro interno le Università, l'organizzazione è più complessa e costosa e non è al servizio solo del territorio in cui è insediata.

Per citare un esempio il vicegovernatore evidenzia che se un cittadino pordenonese dovesse necessitare di un intervento cardiochirurgico, l'operazione verrebbe compiuta in un'altra zona, "gravando" quindi su un territorio diverso da quello di appartenenza. Pertanto chi avanza delle critiche come in questo caso superficiali fonda i suoi teoremi su una lettura grezza della realtà, utile soltanto a generare sterile polemica. Seguendo questa logica errata e leggendo i dati in modo omogeneo e non specifico, secondo l'esponente dell'Esecutivo a Pordenone si dovrebbero sommare allora le risorse di Asfo e Cro, con un trasferimento pro capite per ogni residente in questa zona del territorio regionale sicuramente maggiore rispetto a quello che si otterrebbe considerando solo quanto trasferito all'Azienda sanitaria Friuli Occidentale.

In generale, quindi, la Regione rispedisce al mittente l'accusa di bassi trasferimenti regionali verso l'area pordenonese: rispetto alla media d'incremento degli ultimi anni, secondo il vicegovernatore, quelli a favore di Asfo hanno una crescita maggiore rispetto agli altri territori. Nel 2018 i trasferimenti verso questa parte della regione ammontavano a 499,5 milioni, per diventare 516,2 l'anno successivo con un incremento del 3,35 per cento. E ancora nel 2020 il valore è salito a 527,9 milioni (+2,26), per arrivare ai 538,6 del 2021 (+2,03). Volendo paragonare poi i trasferimenti compiuti alle tre aziende nel periodo post riforma, nella variazione tra 2020 e 2021 Asfo ha avuto un +2,03 (da 527,9 milioni a 538,06) rispetto al +1,2 di Asugi (da 777,8 milioni a 787,1) e un +1,9 di Asufc (da 1.063 milioni a 1.083). Per la Regione il problema, invece, è che nella Destra Tagliamento si è partiti da valori più bassi del passato, elemento questo che secondo l'esponente dell'Esecutivo, non è stato tenuto in considerazione da chi ora fa polemica e negli anni scorsi ha ricoperto ruoli amministrativi nel capoluogo pordenonese.

Infine, per quanto riguarda gli utili generati dall'azienda pordenonese, secondo il vicegovernatore questi ultimi non rappresentano un problema in quanto sono rimasti in Asfo. ARC/AL/ma



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