SERRACCHIANI: FVG DEVE FARE MASSA CRITICA EVITANDO LE DIVISIONI

Trieste, 23 ott - Parola d'ordine, fare massa critica. È questo il messaggio lanciato dalla presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani nel corso di un incontro sulla leadership svoltosi al MIB School of Management di Trieste.

"Il Friuli Venezia Giulia - ha affermato Serracchiani - deve fare massa critica per affrontare le grandi sfide globali da regione forte, unita e non frammentata. Mi riferisco a obiettivi primari che spaziano dalla portualità alle grandi infrastrutture, dalla produzione industriale all'export e all'aggregazione delle nostre imprese. Dobbiamo essere consapevoli - ha sottolineato - che serve a nessuno dividersi e conviene a tutti creare un importante fronte comune".

Stimolata dalle domande del direttore scientifico del MIB Vladimir Nanut, e da quelle del pubblico presente in sala, Serracchiani ha affrontato le tematiche più varie: i valori non sempre condivisi di un'Unione Europea che non è più quella dei fondatori e manca di schemi comuni, il rapporto fra social network e politica con i messaggi che necessariamente devono essere sempre più stringati per essere recepiti, i flussi migratori che trovano un'Europa complessivamente impreparata al cambio epocale, la necessità di favorire l'affermazione di una leadership dei giovani nel mercato del lavoro, il fare che è legato a doppio filo al comunicare, l'impegno dell'Italia verso un migliore utilizzo e la necessaria salvaguardia dei cosiddetti cervelli per sviluppare conoscenza e competenza, l'importanza dei jobs act per la fidelizzazione lavoratore-azienda, il rapporto "buono" con Renzi che ha definito molto simile a lei e, infine, l'opportunità di reinserire l'educazione civica tra le materie di insegnamento scolastico.

Parlando di Friuli Venezia Giulia, la presidente della Regione ha citato gli ultimi dati economici che sono positivi per l'Italia in generale e a maggior ragione per il Friuli Venezia Giulia dove, ha ribadito, si registra un aumento dell'84 per cento di contratti a tempo indeterminato oltre a un rilancio di produzione industriale, export e consumi "che non può lasciare indifferenti".

ARC/FC



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