TERREMOTO: DALL'EMERGENZA A OGGI LA TUTELA DEL PATRIMONIO CULTURALE

Udine, 11 maggio - La nascita della Scuola regionale per la Conservazione e il Restauro dei Beni culturali a Villa Manin di Passariano (UD), dopo il sisma del 1976 e la conseguente emergenza nel salvaguardare le opere d'arte, ma anche il nuovo percorso formativo sono stati il filo conduttore di un racconto a più voci dipanato all'interno della prima delle due giornate di studi Ricostruire la memoria. Il patrimonio culturale del Friuli a quarant'anni dal terremoto che si è tenuta oggi nell'Auditorium della Regione Friuli Venezia Giulia a Udine.

A trattare il tema - nel corso dell'incontro organizzato dalla Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia e dall'Azienda speciale Villa Manin in occasione del quarantesimo anniversario del terremoto e che ha previsto molteplici contributi sul restauro dei beni culturali danneggiati dal sisma - sono stati Luciana Marioni Bros vicedirettore del Museo Diocesano e Gallerie del Tiepolo a Udine, già coordinatore della Scuola regionale per la Conservazione e il Restauro, Rita Auriemma direttore dell'Istituto regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia (IPAC) con Alessandro Giacomello coordinatore dell'Unità di gestione delle Attività di restauro dell'IPAC.

Nella prima fase dell'emergenza del 1976, come è stato descritto da Marioni Bros, "diventava urgente agire in fretta per salvaguardare le opere d'arte mobili dagli agenti atmosferici, dai furti e dalla dispersione". Nel suo intervento ha spiegato l'istituzione dei Centri di raccolta dove vennero trasferite le 3.847 opere danneggiate dal sisma e la necessità di trasformare, attraverso un percorso legislativo, il Centro regionale di Catalogazione in Centro anche di Restauro dei Beni culturali a Villa Manin, dove fu possibile poco dopo tenere corsi di formazione quadriennali per restauratori.

Dopo l'iter  normativo nel 1977 venne istituita dunque la Scuola di cui Marioni Bros ha ricordato anche il restauro dell'edificio grazie a fondi privati e l'inizio del primo corso propedeutico per restauratori che accolse 15 studenti su una rosa di 74 candidati.

A spiegare i corsi attivati a Passariano è intervenuto invece Giacomello sottolineando il cambiamento avvenuto dall'emergenza a oggi. Nei primi anni (1977-1983) sono stati trattati nei corsi, infatti, scultura lignea e dipinti su tela e tavola ma "l'approccio negli anni successivi è stato attento anche alle altre tipologie di Beni quali quelli dedicati ai materiali lapidei, alla ceramica e ai metalli archeologici, al tessile antico". Ha poi illustrato lo sviluppo della Scuola, l'organizzazione dei corsi quinquennali dedicati ai Beni archivistici, librari e del materiale fotografico, cinematografico e digitale fino all'accreditamento presso lo Stato con l'autorizzazione a rilasciare un titolo equivalente alla laurea magistrale.

"La Scuola regionale per la Conservazione e il Restauro organizza dal 1977 cicli di studio dedicati a diverse tipologie di Beni culturali - ha precisato - ed è oggi inserita nell'elenco delle istituzioni accreditate allo svolgimento di corsi quinquennali a ciclo unico per la formazione di restauratori di Beni culturali, il massimo livello previsto dall'ordinamento italiano".

Ha evidenziato, inoltre, il Progetto di Cooperazione internazionale Salvaguardia delle biblioteche del deserto in Mauritania, elaborato e portato a termine dalla Regione FVG, attraverso la Scuola, in collaborazione con l'Institut Mauritanien de Recherche Scientifique e la Fondation nationale pour la Sauvegarde des Villes anciennes. Progetto che ha conferito all'Istituto diversi premi.

Mentre Rita Auriemma ha approfondito la trasformazione del Centro regionale di Catalogazione e Restauro in IPAC fino alle nuove prospettive aperte oggi con l'istituzione dell'Ente Regionale per il Patrimonio Culturale (ERPaC) alla luce della nuova dimensione del comparto Cultura in FVG e delle ultime leggi regionali fra le quali la 2/2016 che istituisce appunto l'ERPaC. Per quanto concerne le prospettive della Scuola di Conservazione e Restauro, Auriemma ha rilevato come "l'avvio sistematico del corso quinquennale sia un obiettivo strategico dell'Istituto; stiamo già lavorando su questo percorso e al piano dell'offerta formativa che prevede 8.000 ore di lezione dedicate per metà ad attività di laboratorio".

Laboratori che, come ha descritto, sono dotati di moderne attrezzature scientifiche tra le quali uno spettrometro in Trasformata di Fourier (FT-IR), uno spettrofotometro per la misura del colore e uno spettrometro a microfluorescenza di Raggi X-RF (X-Ray Fluorescence). "Questi strumenti permettono di effettuare le principali analisi diagnostiche e conoscitive per le esigenze della Scuola e di specifici progetti di ricerca in collaborazione con le Università di Udine e di Trieste ed esperti del settore" ha concluso Auriemma.

ARC/LP/EP
 



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