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Lunedì, 17 Giugno 2024
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TERREMOTO: MOSTRA DE 'IL GAZZETTINO' FA RIVIVERE MOMENTI DIFFICILI

Udine, 11 maggio - Con la rassegna I giorni dell'Orcolat, una mostra sul terremoto del 1976 allestita con pagine e foto esclusive dall'archivio del Gazzettino, inaugurata a Palazzo Morpurgo a Udine e aperta fino al 5 giugno, il quotidiano ha voluto rendere omaggio al quarantennale del sisma che devastò il Friuli.

Presenti gli assessori regionali alla Cultura Gianni Torrenti e alla Protezione civile Paolo Panontin, il direttore del quotidiano Roberto Papetti, e Piero Angelillo che all'epoca del terremoto era responsabile della redazione di Udine de Il Gazzettino, l'inaugurazione è stata un'ulteriore occasione per rilevare la forza e la volontà di rinascere e lo spirito di iniziativa che contraddistinsero le popolazioni colpite.

Qualità che hanno accompagnato l'intero Friuli Venezia Giulia in un processo di crescita, con l'affermazione di un modello di ricostruzione emblematico. Un modello che oggi privilegia la prevenzione anche sulla scorta di quella drammatica esperienza che fu positiva e vincente anche grazie all'apporto del volontariato.

Un volontariato organizzato, che nel corso degli anni ha dato prova di capacità organizzativa, per concorrere a creare un sistema efficace di Protezione civile, fondato su un mosaico di competenze che garantiscono sicurezza al territorio e la prevenzione, e frutto della cultura che si è consolidata a partire dalla notte del 6 maggio del 1976. Notte nella quale i mezzi di comunicazione e quelli di informazione hanno avuto un ruolo essenziale.

I quotidiani locali, come il Gazzettino, non hanno voluto cavalcare la tragedia, ma hanno saputo accompagnare la volontà della gente, della comunità, divulgando la volontà diffusa di risollevarsi che era stata manifestata dalle genti colpite sin da dopo le prime scosse.

È stato altresì ricordato che i radioamatori e anche le prime radio private ebbero un ruolo sostanziale, assieme agli organi di informazione, nell'emergenza e nelle fasi successive per aiutare la popolazione a superare il disagio e lo smarrimento dei primi momenti. E a convivere con le continue scosse telluriche. Momenti, quelli dell'immediatezza dopo il sisma, nel quali, com'è stato ricordato, non era possibile comunicare.

La stessa redazione de Il Gazzettino di Udine, per trasmettere le notizie alla redazione centrale di Venezia, che allora si trovava accanto al ponte di Rialto, fu costretta a fruire di un improvvisato ponte telefonico con Lignano Sabbiadoro. Il Gazzettino uscì con edizioni straordinarie il giorno dopo, il 7 maggio del 1976, nonostante le difficoltà del momento e il terremoto (l'Orcolat) si facesse sentire anche nelle redazioni di Udine e Pordenone.

E uscì anche l'8 maggio, nonostante che per il giorno prima (7 maggio 1976) fosse stato indetto in precedenza uno sciopero per il trasferimento della sede del giornale dal Canal Grande a quella attuale di Mestre.

Tra le prime pagine ritenute più significative ed emblematiche, esposte nella mostra allestita a Udine, visitabile da lunedì a venerdì dalle 17.00 alle 20.00 e il sabato e la domenica dalle 10.30 alle 13.00 e dalle 15.30 alle 19.00, proprio quella dell'8 maggio: riporta a piena pagina l'immagine dall'alto di una delle località più devastate, con il titolo Fu Osoppo.

In una delle sale della mostra, che è stata allestita tra l'altro a pochi passi dalla sede di oggi e di allora della redazione di Udine de Il Gazzettino, è possibile seguire un video sulle fasi successive alle prime scosse, realizzato con immagini dell'archivio del quotidiano.

ARC/CM/EP
 



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