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Sabato, 22 Giugno 2024
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TERREMOTO:"RICOSTRUIRE LA MEMORIA", RILETTURA CRITICA SU RICOSTRUZIONE

Udine, 11 maggio - Una rilettura critica di quanto è stato fatto nell'emergenza del sisma del 1976 e nei decenni successivi per salvaguardare il patrimonio culturale e, con esso, l'identità territoriale e la memoria storica che rischiavano di scomparire tra le macerie.

Nel quadro delle iniziative del quarantesimo del terremoto, questa è la finalità del convegno di studi Ricostruire la memoria. Il patrimonio culturale del Friuli a quarant'anni dal terremoto che si è aperto oggi nell'Auditorium Antonio Comelli della Regione Friuli Venezia Giulia a Udine, organizzato a cura della Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia e dall'Azienda speciale Villa Manin.

Mentre a Passariano è in corso la mostra Memorie, che ripercorre i momenti dell'emergenza e della solidarietà, dei restauri e della ricostruzione, la due giorni del convegno rappresenta un momento di approfondimento più tecnico e scientifico affidato ai rappresentanti di enti territoriali, istituzioni laiche ed ecclesiastiche e a studiosi di varie discipline - storici dell'arte, architetti, restauratori, archivisti, docenti universitari e consulenti - che avranno il compito di trarre un bilancio delle esperienze passate per aprire a collaborazioni future.

Moderato dal soprintendente Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia Corrado Azzollini, che con Giovanni Carbonara (Università La Sapienza di Roma) è il curatore, il convegno è stato introdotto dai saluti del sindaco di Udine Furio Honsell e dell'assessore regionale alla Cultura Gianni Torrenti.

Torrenti ha rilevato come tutte le iniziative per celebrare il quarantesimo del terremoto, "una tragedia che ha segnato l'inizio di un nuovo Friuli e di una consapevolezza più matura della sua identità" siano state segnate dalla grande collaborazione e alleanza tra istituzioni. Così Soprintendenza, Regione, Comune, Università, Chiesa dimostrano oggi di avere imparato la lezione del sisma, che chiamò tutti a un'assunzione di responsabilità, punto di partenza e scintilla del successo della ricostruzione.

L'assessore, ringraziando ancora il soprintendente Azzollini, ha rilevato come la Riforma del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MiBACT) che porterà alla Soprintendenza unica sarà utile per il Friuli Venezia Giulia, proprio per le ridotte dimensioni della nostra regione, e che sarà l'opportunità per cogliere i frutti di un lavoro armonico. A una interlocuzione più snella e diretta contribuirà anche il nuovo Ente Regionale per il Patrimonio Culturale (ERPaC), ha aggiunto l'assessore.

L'introduzione agli interventi è stata tracciata da Antonio Giusa, direttore dell'Azienda speciale Villa Manin e co-curatore, assieme ad Azzollini, della mostra Memorie. Giusa ha ricordato come il tema proposto dalla Regione per focalizzare le iniziative dell'anniversario era quello dell'identità e della rinascita.

"Nella consapevolezza che non possa esistere identità senza la memoria è nato il titolo della mostra e l'articolazione dei suoi vari percorsi espositivi" che in qualche modo gli interventi del convegno richiamano e approfondiscono con testimonianze in alcuni casi dirette.

Ecco allora le opere - il Pomponio Amalteo di Gemona, le statue del Duomo di Venzone, il registro dei battesimi messo a disposizione dall'Ufficio per i Beni culturali dell'Arcidiocesi di Udine - o le città simbolo restituite al patrimonio del Friuli Venezia Giulia - il "caso archeologico di Zuglio - e i luoghi, come "la Chiesa di San Francesco di Udine, il luogo simbolo della volontà di ricominciare, lì dove Stato, Regione e Chiesa hanno concentrato i loro sforzi e sono riusciti a fare una catalogazione di oltre 3.500 opere", ha ricordato Giusa. Ma anche l'istituzione della Scuola regionale di restauro, l'esperienza di collaborazione con l'Accademia di Brera e l'ingente opera di restituzione dei beni architettonici.

A illustrare le strategie del Ministero nella salvaguardia del patrimonio culturale in caso di calamità naturali è stato poi il prefetto e presidente della Commissione sicurezza del patrimonio culturale nazionale e responsabile per le emergenze del MiBACT, Fabio Carapezza Guttuso.

Carapezza ha richiamato "l'integrazione pervasiva e intelligente" che le istituzioni seppero attuare nei momenti dell'emergenza del terremoto del 1976. "I terremoti, metamorfosi naturali e tragedie che disarticolano e fanno perdere l'ingenuità" sono anche l'occasione per fare emergere la forza di una comunità, ha osservato il prefetto, ribadendo come in Friuli questo accadde in tutta la sua evidenza.

Cosa ha insegnato quella esperienza? Che l'analisi della vulnerabilità strutturale, la manutenzione sono i capisaldi della prevenzione, ma anche che occorre mettere a fattore comune i diversi linguaggi  che utilizzano i tecnici dell'emergenza, da una parte, e gli storici dell'arte, gli archeologi e i restauratori dall'altra.

"Oggi abbiamo capito che governare la metamorfosi  è compito del Ministero che ha organizzato una struttura a rete, dove l'emergenza deve essere affrontata con strumenti ordinari", in grado di costruire una memoria della gestione strutturata e proficua ad affrontare le nuove sfide.

ARC/EP/RM
 



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