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Terzo settore: Bolzonello, legge regionale riequilibrerà riforma

Udine, 15 novembre - Servirà una legge regionale che recepisca, raccordi e anche riequilibri alcune problematiche che la riforma del Terzo settore lascia aperte: un tema complesso che coinvolge molte realtà e che richiede quindi un confronto profondo, non solo su aspetti burocratici ma sulla centralità della missione dei protagonisti di questo mondo.

È quanto ha constatato il vicepresidente della Regione, Sergio Bolzonello, nel corso della giornata di studio Terzo settore 2.0, organizzata dal Forum del Terzo settore assieme all'amministrazione regionale per comprendere le ricadute della legge delega approvata nel luglio dello scorso anno e di cui il Governo sta redigendo i decreti di attuazione.

"Si tratta di una riforma importante che definisce, anche se in modo non ancora del tutto compiuto, i confini del Terzo settore. Solo una volta che si sarà chiusa la fase di riforma con tutti i decreti e regolamenti attuativi potrà iniziare il lavoro sulla legge regionale, tema importante che verrà consegnato alla prossima legislatura", ha aggiunto il vicepresidente.

Bolzonello, di fronte a una folta platea composta oltre che dai rappresentanti del Terzo Settore anche da amministratori pubblici, dirigenti degli enti locali e delle fondazioni bancarie, dell'università e delle aziende sanitarie, da professionisti come notai, avvocati e commercialisti, ha commentato i punti salienti delle relazioni di Emanuele Rossi, prorettore della Scuola universitaria superiore Sant'Anna di Pisa e di Luca Gori, ricercatore dell'istituto Dirpolis, che hanno analizzato attese, risposte e criticità della riforma nazionale.

Particolarmente importante, secondo il vicepresidente, non perdere di vista la valorizzazione della missione più caratterizzante di questo mondo e la necessità di dare legittimazione al settore nel suo complesso e non per singole entità.

Una visione, questa, ribadita da Franco Bagnarol, portavoce del Forum del Terzo Settore del Friuli Venezia Giulia, che ha avviato i lavori al centro Paolino d'Aquileia dopo i saluti del sindaco Furio Honsell, del vicario generale dell'Arcidiocesi, mons. Guido Genero, del rettore dell'Università di Udine, Alberto De Toni, e del presidente dell'Anci Fvg, Mario Pezzetta.

"Questa riforma è un'occasione per sognare un futuro migliore dove le caratteristiche proprie del volontariato, come la solidarietà e la gratuità, possono unirsi a quelle dell'economia sociale per affrontare le sfide culturali, formative ed economiche della nostra società", ha affermato Bagnarol.

La riforma del terzo settore rivede le normative di riferimento di un mondo che in Friuli Venezia Giulia conta 10.000 "istituzioni no profit" (dati censimento ISTAT 2011), tra cui 1255 organizzazioni di volontariato, 500 associazioni di promozione sociale, 230 cooperative sociali. Complessivamente queste realtà occupano 15.600 addetti, pari al 4,7% degli occupati del Fvg. A questi si aggiungono oltre 8000 collaboratori. Nelle diverse realtà del no-profit si contano oltre 164.780 volontari (13,5 ogni cento abitanti).

Un mondo generatore di coesione e capitale sociale, ma anche di economia reale visto che, in Italia, genera Pil per circa 70 miliardi di euro.

Tutte queste realtà con la riforma diventeranno ETS, ovvero Enti del Terzo Settore, godendo di un nuovo regime fiscale agevolato per gli eventuali ricavi della loro attività e potranno contare anche su particolari meccanismi di finanziamento. Ma la riforma, come evidenziato oggi nel convegno, ha anche alcune ombre.

"L'obiettivo complessivo della legge è positivo ed è stato centrato: è un provvedimento che cerca di fare ordine, di definire una volta per tutte che cos'è il terzo settore, di rendere organica la normativa e di definire anche delle prospettive interessanti di apertura a nuovi finanziamenti. Le criticità stanno nelle singole previsioni che cercano di realizzare questi obiettivi e che non sempre vengono adeguatamente perseguiti", ha sintetizzato Rossi.

Non tutti gli enti del Terzo settore saranno disciplinati dal codice e ciò rappresenta un primo obiettivo non raggiunto. "Anche il fatto di prevedere un organo di rappresentanza del Terzo settore è un buon proposito ma probabilmente per come è stato concepito esso si limiterà a essere un organo di rappresentanza sindacale", aggiunge Rossi, che ha espresso perplessità anche per come la legislazione ha previsto organi di controllo e vigilanza sul mondo del terzo settore.

Per Rossi però "la Regione potrà con suo provvedimento valorizzare e rendere maggiormente protagonista il terzo settore nella sussidiarietà e anche accompagnando programmazione e progettazione dei servizi: la riforma nazionale prevede questa possibilità e credo che l'amministrazione regionale potrà svolgere un ruolo importante definendo dove e come il Terzo settore potrà erogare questi servizi".

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