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"Patentino vaccinale? Anche no": la posizione dell'epidemiologo Zorzut

Ci sono questioni irrisolte o vi è la certezza dell'efficacia? Cosa succederà quando il vaccino sarà disponibile? Il medico triestino risponde ad alcuni interrogativi

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TriestePrima

Un segnale di speranza concreta e probabilmente risolutiva è rappresentato dall'imminente arrivo, sotto l'albero, dei tre vaccini Pfizer, Moderna e Astrazeneca, unica soluzione in prospettiva per uscire dalla pandemia salvo mutazioni spontanee, non preventivabili, del Coronavirus. Ma ci sono dei ma, le ultime notizie sono veramente sorprendenti.

Le misure

Le tre multinazionali del farmaco non fanno in tempo a dichiarare, senza peraltro divulgare i dettagli dei trial sul campo, di essere quasi pronte a produrre decine di milioni di dosi che immediatamente, a livello politico, si corre a curare i dettagli operativi e le misure coercitive per la somministrazione, senza fornire prima alla comunità scientifica e alla popolazione ragguagli e dettagli su questi farmaci.

La somministrazione

Infatti viene già dichiarato che non solo a gennaio si partirà d'ufficio con la somministrazione del vaccino anti coronavirus su 1,7 milioni di italiani ( sanitari e anziani fragili) ma anche che, incredibilmente, saranno fatti test immunologici per vedere se il vaccino ha funzionato e a chi non ha sviluppato anticorpi verrà ripetuta la somministrazione. Naturalmente si mettono le mani avanti affermando che la riuscita dipenderà anche dalla quantità di vaccino che sarà resa disponibile.

Le diverse fasi

Le persone che avranno sviluppato gli anticorpi otterranno un “passaporto vaccinale” per poter continuare a vivere normalmente. Dunque, facciamo un po' d'ordine. Una volta ottenuto, il vaccino passa alla fase di sperimentazione preclinica attraverso studi in vitro e in vivo, per identificare le componenti del microrganismo che saranno in grado di stimolare meglio il sistema immunitario. In questa fase si valutano anche la tolleranza, la risposta immunitaria e l'efficacia protettiva. Quindi si passa a quella clinica. Si suddivide in quattro fasi: le prime tre si svolgono prima della messa in commercio del vaccino.

Cosa succede dopo

Solo a questo punto il produttore invia alle autorità competenti la documentazione scientifica (Aifa e Ema) per richiederne la registrazione e l'autorizzazione alla commercializzazione, che può avvenire solo dopo il nulla osta. La fase 4 si avvia dopo la commercializzazione e consiste nel monitoraggio, negli anni, degli effetti secondari del vaccino. Ciò premesso impostare una campagna di massa prevedendo dei test sierologici ex post sui vaccinati, per testarne la risposta immunitaria, è una contraddizione in termini.

Questioni irrisolte o certezza dell'efficacia? 

Delle due o i vaccini, sebbene in fretta, sono stati studiati seguendo tutte le procedure e i controlli di efficacia e tossicità, per cui si è certi del farmaco di cui si tratta e quindi i controlli successivi sono inutili, oppure c'è la consapevolezza/timore che l'aver bruciato le tappe ha lasciato ancora molti quesiti irrisolti, per cui si vuole fare un'indagine sperimentale sui vaccinati, direttamente sul campo.

Obbligo o consiglio?

È strano che non si intraprenda una strada di persuasione, divulgando i risultati degli studi effettuati per ottenere questi vaccini, eliminando i dubbi e fornendo i risultati dei rigorosi studi preliminari. Infatti è noto che consigliare la vaccinazione argomentando, sebbene più dispendioso e faticoso, favorisca una maggiore accettazione da parte dei cittadini mentre l'obbligatorietà, che può essere applicata in varie forme, determina dubbi e resistenze. 

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