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Accoglienza ad Aquilinia, Leghissa (Pd): «Salviamoci tutti da questa deriva con uno sforzo di conoscenza reciproco»

«Vivere in Afghanistan non deve mai essere stato facile, non solo e non tanto per le asprezze del territorio, quanto per i continui conflitti dei quali è costellata la sua storia. Per quanto riguarda i travagli più remoti, la nostra eventuale ignoranza può essere scusabile, ma almeno di ciò che è accaduto in Afghanistan dal 1979 in poi, pochi italiani adulti potrebbero dirsi ignoranti senza perdere ogni credibilità. Dall’invasione sovietica del dicembre 1979, infatti, quel Paese è in guerra costante. Trentasette anni di guerra e, almeno dal ritiro dell’Armata Rossa nel 1989, una situazione rispetto alla quale l’Occidente ha più di qualche responsabilità. Tutto l’Occidente, quindi Europa compresa, la quale ignorò le richieste di aiuto della resistenza afghana all’avanzata dei Talebani, richieste portate in Europa dal più autorevole e valoroso dei capi politici e militari della resistenza stessa, quel Comandante Massoud, il Leone del Panshir, che sarà poi ucciso, con l’inganno di una finta intervista, da due terroristi vicini ai Talebani. Era il 9 settembre 2001. Due giorni dopo toccherà ai tremila delle Torri Gemelle».

Fabio Leghissa, segretario del V Circolo del Partito Democratico, ripercorre la storia dell'Afghanistan e soprattutto quella che «da alcuni anni vede molti giovani afghani fuggire dal loro Paese, che rimane uno dei più poveri al mondo, dopo essere stati concepiti, essere nati e cresciuti in guerra. Una guerra nella quale una delle parti usa - tra le altre crudeltà - tagliare mani, nasi, teste e lapidare ragazzine, quasi bambine, accusate di adulterio, mentre all’altra parte è accaduto - qualche volta - di sbagliare bersaglio e colpire civili inermi. Sono quasi tutti giovani maschi, coloro che fuggono, quelli che più possono destare l’interesse dei Talebani, ma che hanno anche più possibilità di sopportare un anno, più o meno, di viaggio in condizioni durissime, per lo più a piedi».

«Solo chi è nato e vissuto in un paese in guerra da trentasette anni ha pieno titolo per dire loro che dovevano restare lì. Per alcuni giorni una ventina di questi ragazzi è stata ospitata in Provincia di Trieste, per il pernottamento, in un edificio di proprietà della Chiesa situato nelle vicinanze di una scuola elementare. “Salviamo i nostri bambini” hanno gridato con veemenza alcuni cittadini alla notizia di questa vicinanza ritenuta pericolosa e chiedendo che l’ospitalità non ci fosse - passa alla questione politica Leghissa -. Posto che sui bambini dobbiamo sempre vigilare al massimo, tenendo alta la guardia chiunque passi la notte nelle case vicine alle scuole che di giorno frequentano, è chiaro ad ogni persona di buona volontà che dobbiamo salvare i nostri bambini dall’idea che anche il solo apparire cinici ed egoisti (magari in buona fede, certo, non per meschini calcoli di vantaggi politici) nei confronti di chi si trova in difficoltà non sia puro veleno immesso nella nostra società. Un veleno che ha sempre portato allo scontro, al conflitto, alla prevaricazione. Salviamoli, appunto, i bambini e salviamoci tutti dal rischio di questa deriva, magari con uno sforzo di conoscenza reciproco».

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