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Amianto, Serracchiani: «Riaprire i termini per le domande dei lavoratori esposti»

Presentata una Risoluzione in Commissione Lavoro alla Camera

Una risoluzione che chiede al Governo di «incrementare, con iniziative normative ad hoc e comunque a partire dal prossimo disegno di legge di bilancio, le risorse necessarie per la riapertura dei termini per la presentazione delle domande volte al riconoscimento dei benefici previdenziali in favore dei lavoratori esposti a amianto, ai sensi della legge n. 257 del 1992 non più esigibili dal 15 giugno 2005». Sarà il primo atto in assoluto a essere preso in carico e discusso dalla Commissione Lavoro della Camera, è presentato dalla deputata del Pd Debora Serracchiani, e reca le firme dei colleghi di partito Carla Cantone, Chiara Gribaudo, Marco Lacarra, Stefano Lepri, Romina Mura, Antonio Viscomi, Alessandro Zan, oltre a quella di Serse Soverini (Gruppo Misto – Insieme).

La parlamentare ha presentato il documento oggi a Trieste nella sede della Camera del Lavoro durante un incontro con il segretario provinciale della Cgil Michele Piga e con il coordinatore amianto della Cgil TS Stefano Borini, dedicato all'esame delle problematiche derivanti dall'esposizione all'amianto di tipo lavorativo e alle risposte da incardinare in un testo legislativo. Serracchiani ha osservato che «nel corso degli ultimi anni è stata adottata una molteplicità di misure puntuali intese ad ampliare la platea dei beneficiari e quindi appare opportuno arrivare alla redazione di un testo unico in materia di benefici per i lavoratori esposti all’amianto, così come già proposta nella passata legislatura dal gruppo del Partito democratico. È tempo di trovare una definitiva soluzione normativa che ponga fine a trattamenti diseguali tra lavoratori esposti. Cominciamo un percorso nella Commissione Lavoro – ha spiegato Serracchiani - con l'intenzione di suscitare un vasto coinvolgimento, attraverso audizioni di esperti, associazioni e rappresentanti dei lavoratori, e portare in Parlamento quello che è un silenzioso ma micidiale dramma sociale».

I benefici in questione consentirebbero a chi ha avuto un decennio di esposizione all’amianto di andare in pensione con cinque anni di anticipo. Una misura di sostegno al lavoratore che dal 15 giugno del 2005 non è più possibile esigere, mentre la pubblicazione del rapporto 2017 sull’amianto ha evidenziato a livello nazionale un incremento dei casi di malattie asbesto correlate. «Un fenomeno – ha evidenziato Piga - che vede undici province in Italia superare la media nazionale in termini di patologie da asbesto, e tra queste vi sono Trieste e Gorizia, tanto che nell’area giuliana e isontina risiede l’80% dei malati di amianto in Friuli Venezia Giulia».

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