Domenica, 1 Agosto 2021
Politica

Bici nelle zone pedonali: maggioranza divisa e la Lega "ritratta", il Pd chiede maggiore attenzione alla Polizia locale

Per Forza Italia e Movimento 5 stelle il problema non è così grave

Come i nostri lettori, anche i politici sono divisi sulle biciclette nelle aree pedonali di Trieste. Così lunedì, nell'aula del Consiglio comunale, nel corso della VI Commissione, sono state trattate due mozioni riferite allo stessa tema: la prima, già resa nota e ampiamente discussa anche sui social, è quella del leghista Antonio Lippolis che voleva (spiegheremo poi perchè l'imperfetto) il divieto di transito in sella alle biciclette nelle aree pedonali; mentre la seconda, firmata da Laura Famulari (Pd) chiedeva maggiore attenzione alla Polizia locale e più informazione sulle norme. 

Mozione Lippolis: transito consentito solo "a mano"

«Non mi aspettavo tutto questo clamore: ho il merito di aver fatto discutere la cittadinanza che si è divisa in due - ha esordito Lippolis presentando la sua mozione -. Il codice della strada e le bici hanno un rapporto strano, ambiguo. Si parla ancora di velocipede. Molte delle norme risalgono a prima del 1992, ma il tessuto urbano è cambiato radicalmente (con le zone pedonali diventati centri commerciali a cielo aperto, con tanti arredi urbani, bar, negozi, le zone che si sono popolate). Il problema c’è. La mozione l’ho presentata perchè dei cittadini me lo hanno chiesto: a me non interessa piazza Unità o piazza della Borsa dove c'è spazio per tutti, ma per esempio penso a viale XX Settembre dove ci sono tavolini in mezzo e negozi a lato; cosa aspettiamo che un bambino venga investito affinchè il sindaco faccia un’ordinanza di divieto? Invece di aspettare il danno, facciamo le norme prima: ossia ordiniamo che le bici vengano spinte a mano nelle zone pedonali. Si paragonano ciclisti ad automobilisti: ma non hanno la targa e non c’è obbligo di assicurazione - ha sottolineato in chiusura il consigliere leghista -. Io faccio una proposta alla Fiab Trieste Ulisse: ai vostri associati date una "targhetta" per responsabilizzare i ciclisti, non serve a livello giuridico, ma può essere un inizio».

Mozione Famulari: maggiore attenzione della Polizia locale e più informazione

«Sicuramente la sicurezza dei pedoni va salvaguardata - ha esordito Famulari -. C’è anche però l’aspetto della mobilità sostenibile con lo sviluppo della ciclabilità e il fenomeno del cicloturismo che ha coinvolto la nostra città. Quindi si chiede all’Amministrazione di dare direttive alla Polizia locale a prestare maggiore attenzione a quei ciclisti che mettono in pericolo i pedoni (nelle aree pedonali la velocità è stata ridotta a 10 Km/h); ma si sicuramente siamo contrari a introdurre ulteriori divieti: non bastano se non sono accompagnati da politiche positive per far cambiare mentalità».

Le norme vigenti

A dipingere il quadro normativo c'ha pensato il comandante della Polizia locale Sergio Abbate che ha confermato quanto riportato dalla lettera presentata dalla Fiab, ossia l'Art. 182 del “Codice della strada” secondo il quale "I ciclisti devono condurre il veicolo a mano quando, per le condizioni della circolazione, siano di intralcio o di pericolo per i pedoni. In tal caso sono assimilati ai pedoni e devono usare la comune diligenza e la comune prudenza" e la normativa del Comune di Trieste che prevede il limite di 10km/h per le bici nelle aree pedonali; in più ha spiegato che per esempio «l’uso del telefonino è vietato alla guida di qualsiasi veicolo, compresa la bicicletta: l’unica differenza sta nella decurtazione dei punti; lo stesso vale per la guida in stato di ebrezza. Ma quando il ciclista conduce la propria bicicletta a mano è equiparata al pedone».

Maggioranza divisa

Per il capogruppo della Lista Dipiazza Vincenzo Rescigno «un’aggiustatina è necessaria darla, ma non è necessario vietare» seguito dal collega di gruppo Roberto Cason che ha suggerito un emendamento affinchè «venga predisposta una segnaletica con le norme del codice della strada, quindi fare informazione»; proposta accolta favorevolemente dal proponente Lippolis che ha ricordato che «anche i pedoni non si comportano bene, ma un pedone che passa con il rosso mette a rischio la propria vita, mentre un ciclista che passa con il rosso diventa lui la parte dominante. Abbiamo paura delle regole? Perchè sappiamo di non poterle rispettare. Ci sono delle zone della città in cui non c’è spazio per pedoni e ciclisti».

Contrarietà è stata espressa invece dai consiglieri di Forza Italia Michele Babuder ed Everest Bertoli: «Prima di adottare ulteriori divieti risulterebbe quindi auspicabile l’implementazione delle reti ciclabili e il proficuo impiego degli agenti in bicicletta (il Comune possiede cinque velocipedi). Richiedere educazione è molto più da amministratori pubblici che il semplice proibire». Inoltre il consigliere forzista Guido Apollonio ha sottolineato come «tutta questa incidenza non la rilevo: siamo sicuri che esista questo problema?».

Opposizione divisa 

L'opposizione ha puntato il dito soprattutto sulla mancanza di piste ciclabili: «Teniamo conto della città di Trieste: dove si può andare in bicicletta se non il centro città? Chi usa la bicicletta non ha alternative. Quando si sa che non si può risolvere un problema, si vieta. Il problema di questa città è la mancanza di piste ciclabili: la politica è riuscita in 5 anni a produrre una discussa pista ciclabile in via Campi Elisi», ha sottolineato Roberto De Gioia (Verdi-Psi); «Purtroppo alcuni progetti sono stati bocciati in merito alla ciclabilità (vedi via Giulia). A che punto siamo con la ciclabilità di Porto Vecchio e Rive? Il progetto sulla mobilità sostenibile con una cifra di 1,5 milioni per il Comune?», ha aggiunto Laura Famulari (Pd). «Con questa mozione si va a colpevolizzare un'intera categoria», ha sottolineato poi Fabiana Martini (capogruppo Pd) in merito alla mozione Lippolis. 

Parzialmente in disaccordo con il concetto della mancanza delle ciclabili il consigliere dem Marco Toncelli che fa riflettere sul fatto che «se manca il cestino, questo non mi autorizza a buttare a terra il rifiuto: quindi il fatto che le amministrazioni non hanno potuto o voluto portare avanti una politica di ciclabilità, non vuol dire che questo dia diritto di fare quello che si vuole in altre zone. Va dato atto a Lippolis di aver sollevato un problema vero, magari con la soluzione sbagliata, ma qualcosa che da molti è vissuto come un disagio. Qualcuno ha parlato di dati e incidenza, bisogna rispettare le regolare e farle rispettare». «Credo che questo argomento non doveva essere oggetto di mozioni; è vero che i consiglieri devono raccogliere le segnalazioni dei cittadini, ma ci sono già delle norme precise che regolamentano questo aspetto», ha ricordato Maria Teresa Bassa Poropat (Insieme per Trieste). 

«La mozione di Lippolis non da una soluzione, ma chiede un’ordinanza per vietare la circolazione delle biciclette nelle aree perdonali. Resta una contraddizione di fondo da quello che ho sentito dire dal consigliere e la mozione: “Io non sono contrario alle biciclette, ma…” e ha ribadito la richiesta di ordinanza dipingendo quasi tutti i ciclisti come dei killer - ha detto Paolo Menis (M5s) -. Sono sempre più stupito di essere d’accordo con i consiglieri di Forza Italia (Babuder e Bertoli), ossia che queste due mozioni sono state utili solo a discutere di un problema: esistono già delle regole, si possono applicare quelle regole ma la polizia locale non può essere ovunque e vanno fatte delle scelte. Io non ho notato tutti questi problemi».

Fiab Ulisse: più repressione e più informazione

Il presidente della Fiab Trieste Ulisse, Luca Mastropasqua, oltre ha illustrare la lettera consegnata all'amministrazione, in cui si consiglia di predisporre pattuglie di Polizia locale in bicicletta a contorollare le zone pedonali, ma anche ad avviare una campagna di informazione e sensibilizzazione non solo per le aree pedonali, ma per tutte le zone dove c'è convivenza tra cittadini e ciclisti, ha sottolineato che «il concetto della ciclabilità è diverso da quello delle piste ciclabili. Avete pensato all’impatto sul traffico? Le bici dovrebbero passare per le strade se non più sulle zone pedonali, creado di certo degli intasamenti».

Roberti: il problema c'è e va risolto

«Il problema c’è e lo ammette la stessa Fiab. La città, stando ai sondaggi online, è divisa. Fortunatamente poi ci sono tante biciclette che girano, con stime da 20 mila presenza all’anno solo relativi al cicloturismo, senza tener conto degli utenti triestini. Detto questo, io non so se la soluzione migliore sia quella del divieto, ma sono contento che la mozione sia stata presentata e abbiamo sentito i suggerimenti di tutti i soggetti interessati - ha detto il vicesindaco con delega alla Polizia locale Pierpaolo Roberti -. Non abbiamo stime di pericolosità, ma devo guardare al potenziale pericolo. A difesa della proposta di Lippolis devo dire che non si tratta di una misura così peregrina (vedi per esempio Muggia con l'amministrazione di sinistra). Non c’è nessuna contrapposizione ideologica, ma un problema che va risolto, con le difficoltà del caso: stiamo dialogando con Fiab e ci siamo assunti degli impegni sulla mobilità in genere e la mobilità in sicurezza dei ciclisti».

«Le pattuglie della Polizia locale in bici ci sono - ha aggiunto Roberti -, ma in estate sono Barcola dove fanno un egregio servizio; ho già richiesto di trovare una disponibilità per consentire l’acquisto di due nuove biciclette a pedalata assistita».

Polli: 

«La mozione Lippolis è stata ovviamente provocatoria, ma è servita ad animare una società che troppo spesso fa finta di non vedere. Un’occasione per confrontarci su un tema diverso dal solito, ossia sulla convivenza tra diverse utenze. Io per esempio ho scoperto che tutti gli iscritti Fiab hanno un’assicurazione Rc, cosa che non tutti i ciclisti hanno - ha sottolineato l'assessore alla Mobilità Luisa Polli -. Poi vediamo molti cicloturisti che già si comportano a dovere memori delle regole delle loro città di origine e per esempio scendono dalle bici e le spingono in zone altamente pedonalizzate. Quindi studieremo delle modalità per ricordare ai ciclisti quali sono le zone più a rischio “densità”».

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