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Black out 112, Zalukar: «Necessario riesame organizzazione Nue»

«Sostenere che questi "disguidi" non abbiano prodotto ritardi e quindi disagi pare un’offesa all’intelligenza dei cittadini di questa regione»

Sono tre i black out che hanno colpito le Centrali 112 e 118 di Palmanova in poco più di un mese, informa Walter Zalukar, presidente dell'associazione "Costituzione 32" ed ex direttore del pronto soccorso. «I vertici della Protezione Civile - dichiara Zalukar - sembrano manifestare soddisfazione poiché hanno funzionato i piani di emergenza, i cosiddetti disaster recovery, richiamati dall’assessore Panontin, cioè misure tecnologiche e organizzative atte a mantenere/ripristinare il servizio a fronte di gravi emergenze, disastri appunto».

«Ma una Centrale operativa dell’emergenza - puntualizza il presidente - dovrebbe funzionare come un orologio, non guastarsi ogni 10 giorni (finora) e attendere che i disaster recovery entrino in funzione. Che poi un banale guasto elettrico sveli che non ci sono, o che non hanno funzionato, gruppi di continuità in grado di sopperire ad una caduta di alimentazione elettrica sembra una carenza inescusabile».

Dura quindi l'accusa dell'ex direttore del pronto soccorso: «Sostenere che questi black out non abbiano prodotto ritardi e quindi disagi pare un’offesa all’intelligenza dei cittadini di questa regione. Infatti il blocco di una Centrale operativa dedicata all’emergenza implica, nella migliore delle ipotesi, un ineluttabile allungamento dei tempi di risposta alle chiamate di soccorso, sempre che queste non si perdano prima. Bisognerebbe chiedere a quei cittadini che chiamavano il 112 per un dolore toracico o la perdita di coscienza di un loro familiare se non si sono accorti delle attese. E altrettanto vale per chi chiamava per un incendio o per un ladro che stava entrando in casa».

Non un guasto da pochi minuti, quindi: «Poiché la Centrale 112 di Brescia, a cui sono state trasferite tutte le richieste di soccorso in base al disaster recovery, dovendo provvedere a un così cospicuo incremento di attività, ha presumibilmente allungato i tempi di risposta. Una risposta tra l’altro più complessa, e quindi ancor più lunga e a maggior rischio d’errore, visto che gli operatori 112 di Brescia non conoscono il territorio del Friuli Venezia Giulia. E non si parli di geolocalizzazione, quando sappiamo che questa non risulta utilizzabile in una percentuale non trascurabile di soccorsi. O si arriverà a sostenere che il numero di operatori di Brescia è dimensionato per far fronte ai black out di Palmanova?»

«Il bilancio è decisamente negativo - conclude - Il 112 è il numero europeo dell’emergenza e quindi deve rimanere, ma non a svantaggio dei cittadini. Forse potrebbe convivere con i numeri precedenti, così che chi chiama il 112 possa essere, come ora, messo in contatto con 118, forze dell’ordine, pompieri, ma permettendo che il cittadino possa raggiungere direttamente il soccorso sanitario con il 118, i pompieri con il 115 e la polizia con il 113. Così anche se Palmanova dovesse andare nuovamente in tilt il cittadino che chiama soccorso potrebbe avere un’altra chance, perché una chance in più nell’emergenza può fare la differenza tra la vita e la morte».

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