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Boom contratti indeterminati in Fvg, Cgil: «Numeri incoraggianti, Jobs Act da rivedere»

Orietta Olivo, responsabile lavoro e welfare della Cgil Fvg, commenta così i dati dell'Osservatorio nazionale Inps, che evidenziano un forte recupero dei contratti a tempo indeterminato, in particolare in Fvg, la regione dove si registra un incremento del 110%

«Il forte incremento dei contratti a tempo indeterminato è sicuramente un segnale incoraggiante. È la stessa entità dell’aumento, però, a confermare che si tratta di un fenomeno legato più agli esoneri contributivi introdotti dalla Finanziaria 2015 che a fattori di ripresa e stabilizzazione occupazionale. Siamo in presenza, in sostanza, di un mercato del lavoro dopato, per cui analisi più potranno essere fatte soltanto al termine del triennio di durata degli sgravi». Orietta Olivo, responsabile lavoro e welfare della Cgil Fvg, commenta così i dati dell’Osservatorio nazionale Inps, che evidenziano un forte recupero dei contratti a tempo indeterminato, in particolare in Fvg, la regione dove si registra un incremento del 110%, il più alto tra tutte le regioni italiane, con un tasso più che doppio rispetto alla media nazionale (+47%). «Che la tendenza “naturale” del mercato del lavoro non sia verso la stabilizzazione – aggiunge Olivo – ce lo confermano del resto anche i dati sul ricorso ai voucher, che nel 2015 hanno raggiunto i 115 milioni a livello nazionale e superato i 5 milioni in regione».

La rappresentante Cgil, oggi a Monfalcone assieme al nazionale Nino Baseotto per un trittico di assemblee sulla Carta dei diritti universali del lavoro convocate alla Fincantieri, ribadisce quindi la necessità di correggere la rotta rispetto al jobs act, «introducendo un sistema di regole capaci di affermare l’universalità dei diritti dei lavoratori, indipendentemente dal tipo di contratto e di rapporto di lavoro». È proprio questo l’obiettivo a cui punta la “Carta dei diritti”, la proposta di legge di iniziativa popolare elaborata dalla Cgil per “riscrivere” e rinnovare lo Statuto dei lavoratori, quasi mezzo secolo dopo la sua approvazione (1970).

«La nostra – queste le parole del segretario confederale Nino Baseotto –è una sfida che, partendo dal lavoro, punta a un cambio di paradigma rispetto alle politiche fin qui seguite in Italia e in Europa nel vano tentativo di uscire dalla crisi. Politiche ispirate un neoliberismo che caratterizza anche le scelte del nostro Governo, in particolare sul lavoro, a dispetto dei proclami contro l’austerity che Renzi lancia quando fa la voce grossa con l’Europa. C’è una stretta connessione tra la nostra battaglia e la constatazione del fallimento di una politica economica tutta basata sulla compressione dei diritti». Questi i concetti ribaditi da Baseotto anche nella prima delle tre assemblee convocate oggi alla Fincantieri, alla quale hanno partecipato, dalle 9 alle 10 di questa mattina, oltre cento dipendenti del gruppo navale: partecipazione sopra le attese, considerato che si tratta di assemblee non retribuite, e che per Orietta Olivo conferma «un forte livello di condivisione sui temi portati avanti dalla Cgil, impegnata in uno sforzo straordinario per raccogliere attorno alla Carta dei diritti un massiccio sostegno tra gli iscritti e in tutto il mondo del lavoro».

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