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Bullismo a scuola, Pd: «Fondamentale ruolo educativo degli insegnati»

A dirlo sono i consiglieri regionali del Pd, Franco Codega (già dirigente scolastico e presidente della VI commissione Istruzione) e Silvana Cremaschi (già direttore della Neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza dell'Ass 4 Medio Friuli), commentando i recenti fatti di tentato suicidio di Pordenone

«Non è certo con una mozione che si risolve il problema del bullismo. Le disposizioni normative ci sono già tutte, dal piano degli interventi per lo sviluppo dell'offerta formativa alle previsioni della Riforma sanitaria». A dirlo sono i consiglieri regionali del Pd, Franco Codega (già dirigente scolastico e presidente della VI commissione Istruzione) e Silvana Cremaschi (già direttore della Neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza dell'Ass 4 Medio Friuli), commentando i recenti fatti di tentato suicidio di Pordenone e la conseguente intenzione di alcuni consiglieri di opposizione di presentare una mozione inerente il bullismo e la discriminazione nelle scuole.

«Il Piano degli interventi per lo sviluppo dell’offerta formativa attualmente in vigore – spiega Codega – prevede già tra le sue finalità di “promuovere il benessere scolastico e il successo formativo di ciascuno come diritto all’apprendimento e il promuovere la lotta alla discriminazione”. Sono decine i progetti che le scuole presentano ogni anno indirizzati a questo scopo. Evidentemente non bastano e gli episodi di bullismo permangono. É fondamentale il ruolo degli operatori della scuola e non è possibile che un docente non si accorga di quello che avviene in una classe e delle relazioni che si instaurano tra i suoi alunni. É qui che deve avvenire la prevenzione e l’intervento educativo. L’insegnante come “educatore” e non solo come “trasmettitore di conoscenze”. Questo è il cambio di mentalità che deve avvenire, una rivoluzione profonda che non si risolve certo con una mozione».

Secondo Cremaschi, «di fronte a situazioni delicate come il tentativo di suicidio la cosa peggiore da fare è quella di andare subito alla caccia di "un colpevole", o un gruppo di colpevoli per stigmatizzarli. Le soluzioni ovviamente sono complesse e devono riguardare diversi piani che comprendono i genitori, gli educatori, la scuola e gli operatori sanitari». Secondo Cremaschi «è necessario, e da questo punto di vista l'impegno della Regione è chiaro, sostenere i servizi dedicati alla salute mentale in età evolutiva.

La Riforma sanitaria "impone" alle Aziende per i servizi sanitari l'istituzione di un servizio che operi a stretto contatto con le scuole, con i reparti di pediatria, con il pronto soccorso, che garantisca la presenza del neuropsichiatra infantile anche in pronto soccorso, entro le prime 24 ore dall'evento traumatico, per sostenere il ragazzo e "dare voce" al dolore subito, quando ancora la ferita è aperta, per sostenere la famiglia la scuola, i compagni stessi, senza l'urgenza di giudicare ma con l'urgenza di ascoltare e sostenere e dare strumenti per vivere la vita nella buona e nella cattiva sorte».

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