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Caso Regeni, Camber (Fi): «Vicenda del povero Giulio una tragedia, striscione non aiuta indagini »

A prendere la parola il consigliere comunale di Forza Italia Piero Camber

Continua la polemica riguardante la richiesta di alcuni consiglieri di maggioranza di togliere lo striscione dedicato alla memoria di Giulio Regeni. A prendere la parola il consigliere comunale di Forza Italia Piero Camber.

«Abbiamo - sottolinea Camber -  bisogno di simboli, ne abbiamo bisogno da sempre. Anche nella fase storica in cui siamo, caratterizzata da una inintelligibile e crescente complessità, non ne possiamo fare a meno. I simboli sono un modo per ricomporre la coesione sociale e l’identità collettiva, un taxi verso una improbabile no fire zone delle nostre coscienze, smarrite in quella che Zygmunt Bauman ha felicemente chiamato società liquida. Sono una maniglia a cui aggrapparsi, in cui credere, pervadono la religione, la politica, le professioni, i mass media, la scuola. Ma i simboli ingannano, per definizione. Ingannano perché non valgono in quanto oggetti ma per le esperienze e le percezioni che, attraverso complesse dinamiche celebrali, sono capaci di evocare, spesso a livello inconscio».  

«La vicenda - spiega -  di Giulio Regeni è una tragedia: insopportabile, inaccettabile, irragionevole. Da padre, faccio fatica anche solo a immaginare la sofferenza patita da questo ragazzo e il dolore che oggi e per sempre accompagnerà la sua famiglia, i suoi amici. La solidarietà, la vicinanza ai genitori di Giulio non sono una scelta, non sono un’opzione: sono un dovere etico e morale, sono ciò che ogni uomo che possa chiamarsi tale dovrebbe sentire nel proprio cuore e nella propria testa. Non c’è destra o sinistra che tenga, non c’è giusto o sbagliato. È così e basta: quando muore un essere umano, muore anche un pezzetto di ciascuno di noi».

«Ma lo striscione giallo - continua Camber -  che da mesi campeggia sul municipio di Trieste, e su tanti altri altri palazzi italiani, non ha niente a che fare con tutto questo: non aiuta le indagini e non serve a convincere le autorità egiziane a dire ciò che finora non hanno detto. Quello striscione non è un atto di pietà o di partecipazione: quello striscione è un simbolo, un'icona. Non parla di Giulio Regeni, non si rivolge al presidente al-Sisi o alla nostra intelligence o alla famiglia del giovane ricercatore: parla alle nostre coscienze e alla nostra irrazionalità ed è un modo per alleggerire il peso dei nostri sensi di colpa, veri o presunti, di occidentali confusi».

«Quello striscione - ancora -  è un atto di egoismo, non di vicinanza; è un atto di indifferenza perché a quella scritta, “Verità per Giulio Regeni”, abbiamo delegato, demandato il nostro impegno e la nostra pietà. Finché lo striscione è sulla facciata del municipio, allora siamo a posto con noi stessi. Con quello striscione, con quel simbolo giustifichiamo la nostra inadeguatezza, la nostra inabilità a commuoverci, la freddezza di questa società liquida che alimentiamo e detestiamo».

«Non è pensando a Giulio o alla sua memoria - sottolinea Camber -  che tante persone si sono indignate per la mozione che propone di rimuovere lo striscione da piazza Unità: ma è pensando a se stessi. Non è il rischio di dimenticare che fa paura - Regeni non sarà mai dimenticato - ma il rischio di doversi prendere responsabilità che prima erano di un simbolo, di un’icona, di un colore – il giallo - entrato nel nostro immaginario di italiani imperfetti».

«Smettiamola - conclude - con le polemiche, con le ipocrisie, usciamo dalla no fire zone della nostra coscienza e impegnamoci tutti, in prima persona, per ricostruire una società solida, basata su relazioni vere, valori, etica, solidarietà. Non servono manifesti per ricordarci che ogni giorno, con piccoli gesti, possiamo essere persone un po’ migliori. E fare onore alla dedizione, al coraggio, alla responsabilità e al volto sorridente di Giulio».

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