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Martedì, 7 Dicembre 2021
Politica

Caso Torrenti, non passa la mozione dell'opposizione, Serracchiani: «Sciolto il conflitto d'interessi»

17.54 - 24 no, 15 si, non votano i cinque stelle. La presidente: «Non si tratta di presunzione di non colpevolezza, ma di pura sensibilità politica»

«Chiedo scusa a Gianni Torrenti se abbiano utilizzato la sua storia perché è un uomo che si è guadagnato l'apprezzamento non solo della maggioranza, ma anche del centrodestra. Però è una mozione emblematica di troppe storie come la sua, perché non è solo relativa a Gianni Torrenti, ma è un pezzo di storia degli ultimi 20 anni, entra nel rapporto tra la politica e la magistratura, un rapporto malato». Ha iniziato così il suo intervento, Riccardo Riccardi (FI), in merito alla mozione - poi respinta dalla maggioranza dell'Aula - che lo vede primo firmatario sulla restituzione delle deleghe all'assessore regionale Gianni Torrenti. (con lui, Renzo Tondo e Roberto Dipiazza (AR), Alessandro Colautti (NCD), Luca Ciriani (FdI/AN)).

«La presidente della Regione, Debora Serracchiani, già in occasione delle elezioni per il Consiglio regionale aveva imposto ai candidati del PD un passo indietro se raggiunti da un avviso di garanzia, ma nonostante questo diktat, i consiglieri che hanno ricevuto un avviso di garanzia non si sono mai dimessi e non sono mai incappati in alcun provvedimento da parte del Pd o della Serracchiani stessa», si legge nella mozione, che ricorda poi casi emblematici a livello nazionale. 

«I firmatari chiedono - spiega il documento -, allora, alla presidente della Regione di chiarire una volta per tutte la sua posizione in merito al principio di presunzione d'innocenza fino alla condanna in terzo grado, caposaldo costituzionale di una vera cultura garantista da opporre con forza a ogni strumentale giustizialismo; successivamente, a procedere, con coerenza e assumendosene la responsabilità politica, all'adozione di ogni conseguente atto relativo alla conferma o alla definitiva revoca e sostituzione dell'assessore Torrenti dalla Giunta».

«L'assessore Torrenti non può fare l'assessore "per parti", o lo fa o non lo fa - ha chiosato Riccardi -. Noi restiamo dalla parte dei garantisti, ma vorremmo sapere se il garantismo è una linea oppure, alla fine, in qualche modo ne vieni comunque fuori».

Da parte sua, la presidente Serracchiani ha rimandato al mittente diverse vicende che hanno riguardato esponenti del centrodestra e ha giustificato ogni sua scelta parlando di sensibilità politica. «Qui oggi - ha affermato - si è fatta troppa giurisprudenza e troppo poca politica, che invece compete a quest'Aula. La sensibilità politica è altro rispetto ai giudizi dei magistrati. Nella vicenda dell'assessore Torrenti ho agito proprio sulla base della mia sensibilità politica e di quella dei componenti della mia Giunta, con cui ho parlato a lungo e ho deciso solo dopo averne discusso con loro. La sospensione dell'assessore, decisa in un primo decreto, ha riguardato solo il periodo in cui la Giunta non si riuniva. Il fatto che lo riguarda è precedente al periodo dell'appartenenza alla mia Giunta. Con il secondo decreto, abbiamo sciolto le cause di conflitto di interesse che lo avrebbero investito come assessore alla Cultura (oggi l'assessore Torrenti è in carica quale referente per i Beni culturali, mentre la presidente Serracchiani stessa è referente temporale per le Attività culturali). La mia sensibilità politica è coerente con tutte le scelte prese in passato e con quelle che saranno prese in futuro - ha concluso la presidente. Non si tratta di presunzione di non colpevolezza, ma di pura sensibilità politica».

A seguire, l'Aula ha bocciato la mozione con 24 no dei gruppi di centrosinistra più il voto della presidente e dell'assessore Sara Vito, 15 sì espressione di tutti i gruppi del centrodestra, nessuna astensione.

«I contenuti della mozione erano assolutamente strumentali. E il dibattito in Aula ha dimostrato ancora una volta quanto le nostre posizioni siano equidistanti sia dal centrodestra che dal centrosinistra. Per questo abbiamo deciso di non partecipare alla votazione». Questo il commento a caldo della capogruppo M5S Eleonora Frattolin alla fine dei lavori in Aula.

«La Serracchiani deve chiarire la sua posizione su questa faccenda. E non regge la scusa della “sensibilità politica” avanzata dalla presidente della giunta - attacca Frattolin -. Nessuno, infatti, mette in dubbio la presunzione di non colpevolezza di una persona. Per noi si tratta, invece, di una questione etica. La stessa che ci chiedono di rispettare i milioni di italiani che votano per il MoVimento 5 Stelle».

«In linea con quanto avviene in tutte le democrazie evolute, quando si parla di comportamenti etici nella gestione della cosa pubblica noi siamo per la cosiddetta “linea dura”, quella stessa “linea dura” che la Serracchiani sbandierava in campagna elettorale solo un anno e mezzo fa – ricorda la portavoce M5S -. Una posizione rigida che va riaffermata non solo quando si è di fronte a reati gravi come il peculato e la truffa ma anche per reati molto meno rilevanti. Una coerenza di stampo europeo che va presa ad esempio sempre e non solo – conclude Frattolin – quando fa comodo».

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