Trieste Servizi, Cason (LD): "I lavoratori degli appalti passano nella società comunale senza concorso"

"Trieste Servizi non è privatizzazione ma re-internalizzazione dei servizi comunali oggi appaltati all'esterno. I “precari”, che tra un appalto e l’altro non hanno mai la certezza di essere riassunti, potrebbero essere assorbiti senza concorso dalla nuova società comunale"

Roberto Cason (foto di repertorio)

Riceviamo e pubblichiamo integralmente la nota del consigliere comunale Roberto Cason (Lista Dipiazza) in merito alla questione "Trieste Servizi". 

A seguito delle notevoli criticità riscontrate durante il 2018 in merito ai lavoratori precari comunali dei servizi educativi, l’impossibilità di controllare le società appaltatrici se non con l’applicazione delle penali (si veda il caso delle mense), i soldi che escono dalle casse del Comune di Trieste per entrare in altri territori  in cui hanno sede le società appaltatrici con evidenti conseguenze negative per l’economia triestina, ricorsi al TAR delle società partecipanti alle gare e diversi altri motivi, personale comunale occupato nelle gare di appalto, da buoni consiglieri, io e il collega Panteca ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo lavorato sul progetto “Trieste Servizi” come possibile soluzione all'annoso problema delle esternalizzazioni/appalti dei servizi comunali.

Petizione popolare e Trieste Servizi, torna in scena il "caso" della nuova società

Trieste Servizi non è privatizzazione ma semplicemente uno strumento di re-internalizzazione dei servizi comunali oggi appaltati all'esterno. Il Comune non può più re-internalizzare questi servizi inoltre, a differenza di una volta, i servizi strumentali degli enti pibblici devono essere organizzati secondo modelli manageriali di cui i comuni, allo stato attuale, non possono essere dotati. I sindacati dovrebbero recepire questi punti se veramente ci tengono a tutelare i lavoratori.

La petizione popolare

La palla, di fatto, è passata proprio a quei lavoratori delle società private appaltatrici per conto del Comune che, attraverso una la petizione popolare che ripropone il modello indicato dai due consiglieri, chiedono la costituzione della società comunale multiservizi.

I dipendenti delle società appaltatrici private che ruotano attorno i Comune di Trieste sono circa 1000 di cui 250 nelle case di riposo, 270 nelle cucine, 44 nei nidi, 75 pulizie edifici comunali e altri servizi come verde pubblico, pulizia e manutenzione strade.

 Questi dipendenti, detti “precari” poiché tra un appalto e l’altro non hanno mai la certezza di essere riassunti dal nuovo datore di lavoro, potrebbero essere assorbiti dalla nuova società comunale multiservizi senza concorso a condizione che nel contratto collettivo della società comunale venga inserita la “clausola sociale” che stabilisce la riassunzione dei lavoratori in caso di subentro nel nuovo appalto.

Questa disposizione permetterebbe ai lavoratori degli attuali appalti di essere assunti, a tempo indeterminato e con stipendi alla pari dei dipendenti pubblici, nella nuova società comunale.

Anche se, va detto, un minimo di selezione del personale dovrebbe essere in ogni caso operata al fine di far accedere solo lavoratori con esperienza del settore specifico per garantire il mantenimento ovvero il miglioramento dei livelli della qualità dei servizi pubblici sopra indicati.

Divieto di cessione della società e ipotesi di fallimento

Non ci deve essere poi il timore che la società in house possa essere ceduta dal Comune come avvenuto in passato con acqua luce e gas, il divieto di alienazione è previsto dalla normativa comunitaria e nazionale, inoltre i bilanci non potrebbero mai chiudere in rosso, quindi non ci sarebbe nemmeno il timore di un eventuale fallimento, perché le spese sostenute dalla società comunale verrebbero coperte dal Comune con apposito piano economico e finanziario (PEF) in sede di affidamento del singolo servizio, proprio come avviene oggi con Esatto.

Controllo del Comune nei confronti della propria partecipata

Inoltre, il Comune avrebbe il controllo diretto sia politico che tecnico nella propria partecipata, oggi invece questo non è possibile nei confronti delle società appaltatrici eccetto il rispetto del contratto di appalto e l’applicazione delle penali nel caso di inadempienze.

Esatto spa:

Pensare che questi servizi oggi appaltati possano confluire nella società comunale Esatto spa è sbagliato: i servizi di riscossione finanziaria dei tributi comunali non dovrebbero mai essere “mescolati” con i servizi strumentali dell’ente come appunto quelli delle case di riposo, mense, manutenzioni, portierato etc. Tuttavia, se questa dovesse rivelarsi l’unica via possibile, perché no? Allora si dovrebbe cambiare il nome ad Esatto con Trieste Servizi…

Risposta alle critiche

Se i sindacati non si decidono ad affrontare la situazione reale in modo costruttivo e, soprattutto, con competenza, quella che purtoppo oggi non ho avuto l'occasione di notare durante la seduta di commissione, a tutela concreta ed effettiva di tutti i lavoratori e non solo quelli comunali, allora non hanno più ragione di esistere. Se il consigliere Bertoli è stufo deve rivolgersi non al sottoscritto, bensì ai 750 cittadini che hanno chiesto, con una petizione popolare, di avviare una società comunale multiservizi. Bertoli ha le idee confuse, le sue affermazioni in commissione sul passaggio dei dipendenti delle società appaltatrici alla società comunale sono tendenziose e infondate.

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