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Mercoledì, 19 Giugno 2024
Politica

Chiusure negozi, Trieste Cambia: «Da destra polemiche inutili, rilancio con pedonalizzazioni»

Un "centro commerciale diffuso”, una zona della città particolarmente specializzata in un settore specifico, reti d’impresa come centri d’acquisto, magazzini di cintura e sistema di consegne condivisi, le idee di Trieste Cambia per rivitalizzare il commercio ma deve essere lo spirito imprenditoriale nonché l’indispensabile fantasia del commerciante ad inventarne di nuove.

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TriestePrima
La settimana appena trascorsa ha visto proliferare molti interventi, sui vari media, relativamente al problema delle chiusure commerciali a Trieste. La grande maggioranza di questi è stata puntuale nel rilevare le cause storiche ed attuali di questo fenomeno, ma la posizione del candidato sindaco Roberti sui fatti è del tutto bizzarra. Seguendo il suo ragionamento tutto è colpa delle amministrazioni che hanno permesso il nascere della grande distribuzione, fatto questo che coinvolgerebbe inevitabilmente la sua parte politica dal momento che non risultano nuove aperture durante questa amministrazione. Desidero però tendere una mano all'opposizione dimostrando quanto siano assurde le parole del candidato leghista. 
La chiusura dei negozi di vicinato è avvenuta perché i costi di gestione salivano ed i prezzi di vendita non erano più vantaggiosi già negli anni settanta se paragonati a quelli dei piccoli supermercati che nascevano qui e là, creati e gestiti da commercianti che crescevano. Questi a loro volta hanno dovuto soccombere alla logica della grande distribuzione e dei grandi centri acquisti che hanno fatto scendere i costi e quindi i prezzi di vendita, unendo a questo il vantaggio per il consumatore di trovare di tutto in un unico ambiente. 
La grande idea leghista sarebbe ora quella di proibire i prezzi bassi e la comodità? Non credo proprio. Ci sono invece le soluzioni promosse dall’attuale amministrazione attraverso un lungo e duro lavoro che parte dalle fondamenta. Cosa forse non capace di generare quel consenso elettorale immediato, che i più perseguono, ma che arriva sempre alla lunga distanza. chiusure commerciali a trieste. ragionamento leghista bizzarro
Il primo tassello viene posto dal piano regolatore che, per chi non ne conosce l’importanza, sembra solamente riguardare le regole costruttive. Lo sforzo compiuto nel redigere quello attuale, ad opera dell’assessore Marchigiani di Trieste Cambia - qui ricordiamo architetto ed esperta di urbanistica - è stato invece quello di immaginare e promuovere, attraverso delle regole, lo sviluppo sociale e commerciale delle singole aree, renderle più attraenti e vivibili, proprio per favorire gli spazi aggregativi che sono la condizione basilare per far nascere attività commerciali e di servizi. Anche il piano del traffico segue questa logica, non è solamente una risistemazione dei parcheggi come viene disegnato dall'opposizione, bensì un attento studio di come favorire la mobilità pedonale, altra condizione indispensabile per dar vita ai negozi di prossimità.
La somma dei vari interventi ha lo scopo di ridurre, per chi abita in centro, la necessità di possedere e/o utilizzare un mezzo proprio, indispensabile invece per raggiungere i centri commerciali, creando quindi occasioni imprenditoriali ai commercianti che, se pur non riusciranno a praticare prezzi simili alla grande distribuzione, potranno comunque essere concorrenziali per la qualità dei loro prodotti e la comodità nell'essere raggiunti. L'ampio negozio di moda sorto recentemente in Via delle Torri, dove una volta c'era il negozio Vetrerie di Murano, oppure Zara in Via San Nicolò o il Frutta e Verdura di Via Ponchielli sono una conferma che anche dove non ci sono parcheggi possono fiorire attività commerciali a beneficio dei cittadini.  
Ovviamente ci vuole poi un po’ di inventiva e buone pratiche manageriali da parte dei commercianti sia per migliorare l’offerta, sia per ridurre i costi. Io vedo diverse soluzioni come il “centro commerciale diffuso”; la zona particolarmente specializzata in un settore specifico; reti d’impresa come centri d’acquisto; magazzini di cintura e sistema di consegne condivisi; queste solo per citarne alcune, ma deve essere lo spirito imprenditoriale nonché l’indispensabile fantasia del commerciante ad inventarne di nuove.
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