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Città Metropolitana, affondo del friulano Colautti: «Da senatore Russo prevaricazioni e arroganza»

«Sicuramente - dichiara il capogruppo Ncd in Consiglio regionale Alessandro Colautti - il senatore Russo, sconosciuto ai più, è riuscito a balzare all'onore delle cronache grazie a un suo solitario atto di puro egoismo personale. Il peso dell'atto del senatore Russo va valutato nel concreto"

«Sicuramente - dichiara il capogruppo Ncd in Consiglio regionale Alessandro Colautti - il senatore Russo, sconosciuto ai più, è riuscito a balzare all'onore delle cronache grazie a un suo solitario atto di puro egoismo personale. In ogni caso il problema di fondo non cambia: il peso dell'atto del senatore Russo va valutato nel concreto".

Il riferimento è all'emendamento sull'Area metropolitana presentato dal senatore Russo al progetto di legge che contiene modifiche dello statuto della Regione FVG, questione ampiamente dibattuta in settimana proprio in Consiglio regionale. "Innanzitutto - precisa Colautti - giustificare la sua azione sul documento Ocse di 15 anni fa o su recenti studi universitari non giustifica il suo operato solitario. Anzi, se voleva o riteneva la sua una posizione interessante o solo utile per la Regione avrebbe potuto, prima almeno condividere la linea nel suo partito, e poi chiedere di essere sentito dal Consiglio regionale affinché si potesse aprire un dibattito libero e franco con tutte le realtà regionali".  Colautti

"In secondo luogo - spiega Colautti - ha la responsabilità personale di aver trattato la specialità della Regione, quindi i suoi cittadini ancorché i suoi rappresentanti e le sue istituzioni, come uno straccio senza valore, non comprendendo che la specialità nasce, si regge e si è sviluppata proprio grazie al policentrismo e dall'equilibrio dello stare assieme di più territori, diversi per storia, lingua e cultura e che nel lontano 1963 concordemente intrapresero una strada di sviluppo e di crescita comune, che ha creato finora benessere per tutti i suoi cittadini, ma basata su regole comuni condivise. È ovvio che la Città metropolitana cambia radicalmente l'assetto condiviso da tutti dato alla nostra regione, quindi ne deriva un indebolimento dell'intero equilibrio istituzionale».

«In terzo luogo - continua Colautti - non aver capito le ragioni della specialità, gli permette di liquidare l'attività del Consiglio regionale come qualcosa di assolutamente inutile, una perdita di tempo 'per una mozione che giuridicamente non ha molto valore'. Siamo all'apice dell'arroganza. Aggravata dal fatto che utilizza interventi di noti professori universitari che segnalano da tempo la debolezza intrinseca del regionalismo italiano, compreso quello speciale, a fronte di un nuovo centralismo statale per giustificare la 'sua violenza e la sua arroganza'. Vuole appalesarsi quale paladino della specialità: la Città metropolitana è un bene per la regione, a priori, naturalmente perché è un suo pensiero e la sua volontà. Purché si tratti della sua visione di specialità, da lui solo modificabile indipendentemente dal pensiero dell'istituzione preposta a gestirla. Decisamente un bel coraggio o una gran furbizia».

«Infine - conclude Colautti - non possiamo che considerare come singole azioni di singoli soggetti in un Palamento decisamente disattento non possano non avere gravi ripercussioni sul futuro della nostra specialità in generale e del regionalismo italiano in generale. Certamente, però, è venuto il momento di modificare la procedura di revisione dello statuto attraverso la previsione dell'intesa con il Consiglio regionale, altrimenti sarà tutto inutile».

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