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Sertubi, De Monte (Pd): «La Commissione Europea intervenga per il marchio "made in Italy"»

«Chiediamo di modificare il regolamento che blocca utilizzo denominazione e danneggia Trieste»

«Chiediamo alla Commissione europea di intervenire per permettere alla Sertubi di Trieste di utilizzare il marchio “made in Italy” per le proprie produzioni, evitando così un grave danno alla società e ai suoi lavoratori in Italia». Lo afferma l’eurodeputata Pd Isabella De Monte, che ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea in cui chiede se e in che modo Bruxelles intenda avviare una procedura di modifica del regolamento delegato n. 2446/2015, affinché le lavorazioni eseguite sul prodotto realizzato dalla Sertubi Trieste, o altre analoghe in Europa, possano consentire l’apposizione del marchio “made in Italy”.

Secondo De Monte «la Sertubi Spam, rilevata dalla Jindal Saw Italia, si trova nell’impossibilità di utilizzare il marchio “made in Italy” sul prodotto finito dallo stabilimento di Trieste. In seguito all’entrata in vigore del Regolamento delegato della Commissione europea n. 2446/2015, la Dogana di Trieste ha infatti ritenuto indebita l’apposizione del marchio sui prodotti della Sertubi, impedendone quindi l’esportazione, dato che questo marchio è condizione necessaria per onorare un contratto stipulato con l’Iraq. Ciò dovrebbe invece essere possibile – continua - nel caso in cui un semilavorato proveniente da un altro Paese, nel caso specifico dall’India, venga sottoposto a ulteriori lavorazioni in Italia o altre analoghe in Ue».

«Riteniamo – sottolinea De Monte - che questa impossibilità causi un effetto sproporzionato sulla produzione italiana di detto prodotto a esclusivo vantaggio di aziende extra europee. Dobbiamo inoltre ricordare che il Regolamento Ue 2016/388, trattante l’antidumping, ha riconosciuto come ammissibili i prodotti della Sertubi Trieste. Per tale ragione – conclude De Monte – chiediamo alla Commissione europea se e in che modo intenda intervenire».

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