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Contro la Centrale Biomasse a Opicina Raccolte in 10 gg 2457 Firme

Sono bastati solo dieci giorni per raccogliere 2457 firme contro la costruzione di una centrale termolelettrica a Opicina (Trieste), alimentata a biomasse oleose vegetali, che tradotto significa olio di palma proveniente dalla Costa d'Avorio. E la...

Sono bastati solo dieci giorni per raccogliere 2457 firme contro la costruzione di una centrale termolelettrica a Opicina (Trieste), alimentata a biomasse oleose vegetali, che tradotto significa olio di palma proveniente dalla Costa d'Avorio. E la petizione è stata presentata in Consiglio regionale al presidente Maurizio Franz, con i consiglieri Sergio Lupieri e Igor Gabrovec.

Valentina Baldas e Maria Monteleone, promotrici dell'iniziativa, assieme a Maurizio Vidali, presidente del Consiglio provinciale di Trieste, hanno illustrato i motivi della netta contrarietà all'impianto.
Se dovesse essere costruito, brucerebbe 58.000 tonnellate all'anno di olio di palma, che gli USA già un anno fa hanno cancellato dalla lista

delle fonti rinnovabili per le emissioni di PM10 e per la scarsa resa, con una dispersione calorica che si attesta al 40%. Per portare ogni anno dal porto d'arrivo a Opicina tutto questo combustibile sono previsti 1.075 vagoni cisterna e poi 934 autocisterne, autobotti, automezzi, tutti a transitare su strade provinciali e comunali. Nemmeno immaginare la concentrazione di co2, anidride carbonica, con i prevedibili danni per la salute della gente e con il fondato rischio di sconvolgere un ecosistema generale e, in particolare, di due zone protette.

Tutto questo perchè? si chiedono i cittadini di Opicina, contrari a un impianto che avrebbe dimensioni consistenti, due camini alti 35 metri e 39 serbatoi per lo stoccaggio.

Non c'è una zona industriale a cui fornire energia, sarebbe comunque sproporzionato per il territorio che dovrebbe servire, confliggerebbe con la vocazione agricola e naturalistica del Carso. E il progetto non è nemmeno inserito all'interno di un piano energetico nazionale, regionale o comunale.

Infine, alcune considerazioni sull'olio di palma. I territori della Costa d'Avorio utilizzati per queste coltivazioni subirebbero un degrado irreversibile dovuto alla deforestazione.
E quanto combustibile servirebbe per un trasporto via nave lungo 6.000 chilometri? La strada non è forse quella della filiera corta, con prodotti che vengono raccolti entro 70 chilometri, proprio per limitare l'inquinamento da trasporto?

Sono questi i motivi della contrarietà alla centrale, condivisi da Lupieri e Gabrovec, che hanno fatto anche presente come un progetto simile a Staranzano, già pronto, non sia ancora partito per motivi economici e ambientali.

Il presidente Franz ha assicurato l'immediata trasmissione della petizione alla Commissione competente per il suo esame.

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