Politica

Corteo del Primo Maggio, Cgil: «Il Consiglio Comunale esca dalla strumentale diatriba storica e dalla provocazione politica»

«Si inizi a parlare e discutere dei problemi sociali e del lavoro»

«Nella querelle di questi giorni sono scomparsi due nodi che a nostro avviso restano drammaticamente aperti. Il tema del lavoro e l'atto politico del Consiglio Comunale che chiede a Prefetto e Questore di proibire il prossimo corteo del 1º maggio». Così dichiara la Cgil riguardo i recenti fatti inerenti al corteo dei lavoratori.
«In cinque anni i disoccupati a Trieste sono raddoppiati - afferma -, da 4.000 a 8.000, i contribuenti sono diminuiti di 5.200 unità in quattro anni, segnando il calo percentuale più alto in regione e sono 4.234 i nuclei familiari beneficiari del Mia (Misura attiva di sostegno al reddito), per il quale il requisito principale è l'Isee minore di 6.000 euro annui. Tale misura rappresenta il 30% degli interventi in regione a fronte del 17% della popolazione regionale. Sono questi i numeri che descrivono adeguatamente il difficile momento che questa città sta vivendo e per i quali abbiamo chiesto con forza nei mesi scorsi e nel corteo del 1º maggio di quest'anno un impegno straordinario a tutte le istituzioni, alle forze politiche e sociali».

«La mozione del Consiglio Comunale - sottolinea l'organizzazione sindacale - ha suscitato la reazione nei partecipanti al corteo sostanzialmente per due ragioni. La prima, per chi, dentro al corteo, partecipa anche per le ragioni storiche legate alla liberazione dal nazifascismo (legittime sia chiaro) e solo in pochissimi casi ha ostentato le bandiere dell'ex Jugoslavia di cui abbiamo già espresso l'inopportunità. La seconda per chi ha esibito le stelle rosse che sono simbolo della resistenza italiana e non dell'esercito Jugoslavo che ha democraticamente e pacificamente espresso forte contrarietà all'impostazione del Consiglio Comunale che con molta facilità tende più a proibire che a proporre in una logica di chiusura della città».

«Ci appare evidente che dentro diverse interpretazioni storiche sia impossibile ricucire divisioni antiche che oggi, nel contesto sopradescrittto, non fanno bene alla nostra città. Come Cgil - continua - abbiamo cercato invece di entrare in una impostazione valoriale; il 25 aprile come in tutto il paese si celebri la liberzione dal nazifascismo e il 1º maggio la festa del lavoro, date entrambe che contengono i valori fondanti della nostra costituzione. Si lasci la storia agli storici».
«Auspichiamo quindi - conclude la Cgil - che la politica e il Consiglio Comunale escano dalla strumentale diatriba storica e dalla provocazione politica verso più di 5.000 cittadini che partecipano al corteo del primo maggio e si occupi dei drammi che molti nostri cittadini quotidianamente affrontano incominciando a parlare e discutere dei problemi sociali e del lavoro».

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