Domenica, 16 Maggio 2021
Politica

Corteo dei lavoratori, Cosolini: «Più bandiere e più simboli dopo la mozione»

«Mozione strumentale volta a riaccendere la polemica politica»

«Il Primo maggio tra mozioni e simboli», così si apre la dichiarazione di Roberto Cosolini, ex sindaco di Trieste, ora consigliere comunale Pd, sul suo profilo Facebook dove commenta il corteo dei lavoratori e l'alto numero di bandiere e simboli presenti nonostante la mozione del centrodestra.
«Alla fine la mozione del centrodestra sul 1 maggio ha ottenuto ciò che in realtà voleva: provocare una reazione, - afferma Cosolini - e quindi più bandiere e simboli , e riattizzare una polemica politica da cui ricavare un tornaconto elettorale per la semplice ragione che ha sempre lucrato quando la politica a Trieste invece che dedicarsi a governare il presente e costruire il futuro si è accanita nella contrapposizione ideologica delle troppe sofferenze patite da Trieste nel 900».

«Quando la mozione è stata presentata in aula - continua il consigliere - questa conclusione era fin troppo evidente e per questo abbiamo deciso di non partecipare al voto( che è molto diverso da astenersi ) in quanto l'abbiamo considerata una mozione strumentale, inutile se non a riaccendere uno scontro tutto rivolto all'indietro».
«Consegnando quelle vicende alla storia e agli storici è facile constatare che proprio gli storici, grazie anche al lavoro della Commissione mista italo/slovena, hanno già detto tutto quello che c'era da dire: partigiani di Tito e armata jugoslava hanno contributo alla liberazione dal nazifascismo anche di queste terre, anche se la liberazione si è trasformata poi in un'occupazione militare in nome di un progetto politico di annessione di Trieste alla Jugoslavia, condotto con durezza e violenza in quei 40 giorni che videro perciò arresti, deportazioni e uccisioni che colpirono anche chi semplicemente sembrava ostacolo a quel progetto».

«È quindi comprensibile - prosegue - che i simboli di quel periodo possano essere vissuti come liberazione da tanti, che soffrirono in modo durissimo causa nazismo e fascismo , e come ricordo di un'occupazione violenta da tanti altri e tutte e due le memorie meritano rispetto. Per questo volerli ostentare a tutti i costi in piazza a Trieste nell'ambito della festa del lavoro è sbagliato: chi li vive come simboli di liberazione dovrebbe invece capire il sentimento di chi da quei 40 giorni ha ricevuto lutti e sofferenze».
«Ciò detto, vedendo che nel corteo di ieri questi simboli sono aumentati e che stelle rosse di carta sono apparse appuntate al bavero o appese come ciondoli al collo di tanti che negli anni scorsi manco se lo sarebbero sognato, si deve trarre anche un'altra conclusione: tanti hanno espresso in questo modo, che io non condivido, il rifiuto di subire un tentativo unilaterale di fare delle memorie una clava della lotta politica. Tre mesi del resto fa hanno provato a trasformare quella che da anni era una cerimonia nel segno dell'unità nel Giorno del Ricordo a Basovizza in una occasione di campagna di strumentalizzazione politica (basta ricordare la presenza per la prima volta di Salvini, i fischi ad esponenti istituzionali , il sindaco che definisce il trattato di Osimo "un tradimento "...)».

«Ma rispondere sullo stesso piano è sbagliato- conclude l'ex sindaco - ,e questo ieri è successo: chi gonfia da qualsiasi parte i muscoli delle contrapposizioni ideologiche sul passato va lasciato a crogiolarsi nella sua inutilità. E proprio perché il centrosinistra e i progressisti, hanno saputo fare i conti con la storia difficile di queste terre per poi lasciarla agli storici e devono e vogliono occuparsi dei problemi di oggi e del futuro, evitiamo qualsiasi soggezione o strana caduta di subalternità culturale verso queste ricorrenti campagne della destra: ricordiamoci allora che già nell'agosto del 1989 una delegazione dell'allora PCI rese omaggio alla Foiba di Basovizza, che in questi anni la partecipazione di esponenti del centrosinistra alle cerimonie alla Foiba è stata molto più numerosa e sentita di quella, striminzita e spesso d'ufficio, di rappresentanti del centrodestra in Risiera, o che è stata una giunta di centrosinistra a ricordare con una lapide la fine dei 40 giorni dell'occupazione jugoslava di Trieste».
«Non abbiamo nulla da dimostrare, tantomeno a loro, se non essere coerenti con quanto fatto in questi anni sul tema.. Mentre dobbiamo dimostrare quotidianamente ai cittadini che ci occupiamo di lavoro, di giovani, di Portovecchio, di qualità dei servizi, di coesione sociale, di sicurezza, di diritti».

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