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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
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Crisi del lavoro in Fvg: Lettera Aperta del Segretario Ugl Cernigoi

Stock e Danieli: in Friuli Venezia Giulia dobbiamo seriamente riflettere su quale sia la via migliore per far ripartire la crescita e lo sviluppo. Dinnanzi a dichiarazioni come quelle di questi giorni, con la Danieli di Buttrio che decide di non...

Stock e Danieli: in Friuli Venezia Giulia dobbiamo seriamente riflettere su quale sia la via migliore per far ripartire la crescita e lo sviluppo.

Dinnanzi a dichiarazioni come quelle di questi giorni, con la Danieli di Buttrio che decide di non investire in Friuli ma delocalizzare i suoi futuri investimenti
in Serbia, anche grazie ad un accordo con lo stesso enstabilshment serbo; con la Stock che lascia Trieste, dopo aver già da tempo trasferito i propri uffici amministrativi a Milano, in Repubblica Ceca, concludendo con l'IKEA che, in controtendenza, ha deciso di delocalizzare all'incontrario verso l'Italia, dall'Asia, ma purtroppo non in Friuli Venezia Giulia bensì in Piemonte, viene spontaneo pensare che, senza precise politiche di attrattavità degli investimenti, sia nella nostra regione che in Italia, difficilmente si potrà uscire dalla crisi. Questo potrà accadere solamente se il costo del lavoro, troppo alto nel nostro Paese per indurre investitori stranieri a fare impresa da noi, sarà oggetto di una seria e profonda revisione, che ne riveda completamente l'assetto normativo senza snaturare i fondamentali diritti che sorreggono da decenni il sistema.

Questa revisione però non dovrà partire dal principio, particolarmente in voga in questo momento, di dover demolire a tutti i costi alcuni aspetti particolari, come i diritti dei lavoratori, ma dal costo in termini tributari e previdenziali che lo stesso genera nel lungo periodo.

A livello regionale diverrà fondamentale attivarsi da subito per ridefinire concretamente logistica, infrastrutture ed energia. Secondo l'UGL, quello che la Regione e la politica tutta dovrà fare nell'arco dell'anno che ci separa dalla prossima scadenza elettorale, è chiedersi come istituzioni e forze politiche possano intervenire in queste materie con vere politiche di incentivazione all'investimento a favore del nostro territorio. La leva fiscale sarà la fondamentale chiave d'azione, ma non esclusivamente l'unica arma necessaria per attrarre nuovi investimenti.

Evitare la delocalizzazione, con precise norme che penalizzino chi decida di esportare gli investimenti, dopo aver magari ricevuto contributi pubblici, si può, ma prima bisogna riportare gli imprenditori ad avere fiducia nel nostro "Sistema Regione e Sistema Paese".

Come fare?
Bisogna in primo luogo partire da una ridefinizione di tutto l'assetto normativo che regola i trasporti marittimi, terrestri e ferroviari gli appalti anche di servizi ma soprattuto porre rimedio agli elevati costi energetici per le imprese.

Solo muovendosi su questa direttrice la crescita potrà ripartire davvero, non solo a parole.

Flessibilità del lavoro? Prima di tutto chiediamoci: quanti posti di lavoro in più deriverebbero da una maggiore flessibilità in uscita, azzerando le norme garantistiche che oggi abbiamo a disposizione?
La risposta tenderebbe praticamente allo zero.

Bisogna invece puntare sulla responsabilizzazione del lavoratore e della lavoratrice, garantendogli percorsi di formazione adeguata, creando così sistemi di produzione di qualità certificata (una sorta di "Made in Italy" del lavoratore e della lavoratrice) a garanzia delle nostre produzioni, nonché un sistema di welfare efficiente che garantisca nei fatti il reinserimento nel mercato del lavoro di chi viene espulso, consentendogli di raggiungere una nuova occupazione, o una riqualificazione, in tempi rapidi e certi.

Secondo l'UGL il nuovo "apprendistato professionalizzante", del quale da tempo è in discussione il Testo Unico, se usato sapientemente e senza abusi, sarà la carta vicente per garantire occupazione qualificata nel nostro Paese, soprattutto per i più giovani che escono dal mondo dell'istruzione e che attualmente vestono la maglia nera della disoccupazione europea. Ed è triste affermarlo: anche nella nostra regione la disoccupazione giovanile ha raggiunto livelli da record.

Insomma, i tempi sono maturi per puntare realmente sulla cogestione e sulla partecipazione dei lavoratori alle scelte aziendali, in una sorta di "management partecipativo", che responsabilizzi sempre di più tutti gli attori presenti sulla scena ed eviti quel conflitto fine a se stesso. Sindacato
compreso.

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