Politica

Crocifissi e presepi negli edifici scolastici, Cobas Fvg: «Decisioni politiche condizionano laicità e libertà delle scuole»

«La questione “presepe” mette chiaramente in luce come persista ancora nelle istituzioni una visione confessionale della scuola italiana, che dovrebbe essere al servizio della religione e della Chiesa cattolica»

«I COBAS SCUOLA FVG denunciano con forza la gravità delle recenti decisioni politiche prese in Friuli Venezia Giulia che pretenderebbero di condizionare la libertà e la laicità della scuola pubblica con la presenza di crocifissi e presepi negli edifici scolastici. Il 27 novembre è stata approvata all’unanimità dal Consiglio comunale di Trieste una mozione presentata dal centro-destra in cui si invitavano i dirigenti scolastici a realizzare un presepe negli istituti scolastici di competenza comunale, coinvolgendo docenti, studenti e famiglie. Il 6 dicembre invece cinque consiglieri regionali del centro-destra hanno proposto una mozione che impegna la Presidente della Regione FVG e l’Assessore competente a verificare, con l’Ufficio scolastico regionale, quanti istituti scolastici di ogni ordine e grado hanno ancora il crocifisso nelle aule e quanti celebrano le festività natalizie con l’albero e il presepe» hanno dichiarato i Cobas scuola Fvg in una nota stampa.

«Ora la questione “presepe” – continuano nella nota– mette chiaramente in luce come persista ancora nelle istituzioni una visione confessionale della scuola italiana, che dovrebbe essere al servizio della religione e della Chiesa cattolica. Ma l’aspetto ancor più grave, che emerge dalla mozione presentata in Consiglio regionale, è il ruolo di controllo che l’Ente pubblico dovrebbe svolgere sulle scuole della Regione. Cosa dovrebbe poi mai controllare la Regione e con quali prerogative? Lo sanno i consiglieri proponenti che nell’Italia repubblicana non vi è una sola legge che obblighi ad esporre il crocifisso nelle aule? Lo sanno che con la revisione del Concordato del 1984 non esiste più la religione cattolica di Stato? Lo sanno che vi sono solo due regi decreti imposti in piena epoca fascista per fare un favore alla Chiesa cattolica (n.965 del 1924 e n.1297 del 1928), disposizioni di natura peraltro regolamentare che sembrano esigere l’esposizione del crocifisso, ma su cui nemmeno la Corte Costituzionale ha potuto esprimersi in quanto prive di forza di legge? C’è forse la volontà di tornare a pratiche fasciste di controllo sulle scuole? Noi comunque non ci stancheremo di ricordare a lor signori il principio supremo della laicità dello Stato e l’articolo 33 della Costituzione che tutela la libertà d’insegnamento».

«Inoltre, non stupisce il fatto che entrambi questi atti politici siano usati per imporre una visione egemonica dell’identità cattolica o delle radici cristiane, visione che legittimerebbe una prevaricazione rispetto a minoranze e gruppi di altre religioni o di nessuna religione, rappresentati come una minaccia alla tradizione cattolica italiana. La scuola pubblica italiana è espressione laica di uno Stato democratico e pluralista, dove devono trovare spazio tutte le tradizioni, i cambiamenti sociali e le identità, in special modo quando sono minoritarie. Senza garantire una posizione di privilegio ad una in particolare» concludono.

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Crocifissi e presepi negli edifici scolastici, Cobas Fvg: «Decisioni politiche condizionano laicità e libertà delle scuole»

TriestePrima è in caricamento