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Decreto Porto Franco, Cgil e Filt: «Maggior merito a D'agostino e Sommariva»

«Non neghiamo l'impegno di Serracchiani ma sono stati loro a trovare la soluzione, che altri amministratori non hanno saputo, potuto o voluto trovare»

Così dichiarano la Cgil e la Filt di Trieste a proposito del decreto attuativo del Porto Franco di Trieste: «Lo consideriamo il giusto riconoscimento a una città e al suo Porto, del ruolo internazionale, che per anni era stato a loro negato. Giustamente la Presidente della regione Debora Serracchiani ha definito l’evento di portata “epocale”, che porterà indubbi benefici tanto alle attività portuali, che a quelle manifatturiere. Certamente, va dato atto, tanto al Ministro che alla Presidente, di essersi impegnati affinché si arrivasse a questa positiva soluzione, me è indubbio, che il maggior merito di questo straordinario risultato va ascritto a chi sta da due anni amministrando con lungimiranza il Porto di Trieste, ovvero Zeno D’Agostino e Mario Sommariva, che spronati dai lavoratori portuali, hanno approfondito la materia, trovando la soluzione, che altri amministratori non hanno saputo, potuto o voluto trovare».

«Il regime di Punto Franco nel Porto di Trieste - continuano i sindacati - offre vantaggi operativi, commerciali, amministrativi e fiscali. La possibilità di movimentare le merci estero su estero, ma anche estero su mercato nazionale con una maggiore semplicità rispetto agli altri scali nazionale, una fiscalità di vantaggio per i tempi di pagamento e per le attività di stoccaggio in zona franca, vanno sommati alle attività di trasformazione delle merci. La possibilità di abbattere le accise sui carburanti e sull’energia, sulle trasformazioni manifatturiere aggredisce uno dei principali problemi della scarsa competitività dell’industria in Italia».

«Su questo  - concludono - va dato atto a chi, nella sottovalutazione generale, ha saputo vedere in questo particolare regime una opportunità straordinaria per l’economia triestina. Pertanto la Cgil e Filt di Trieste ritengono fondamentale, che le parti sociali, le amministrazioni e le istituzioni, individuino un luogo di confronto, che potrebbe essere l’ex Ezit, nel quale realizzare quel punto di discussione che può e deve mettere assieme progettualità, innovazione e la formazione delle lavoratrici e dei lavoratori, in funzione delle realtà esistenti, ma soprattutto per i nuovi insediamenti».

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