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Degrado a Miramare, Lista Dipiazza: «La gestione passi dallo Stato al Comune»

I consiglieri presentano una mozione finalizzata a una maggiore flessibilità di orari e a un ulteriore coinvolgimento dell'amministrazione comunale

In seguito all'inconveniente accaduto il 26 febbraio al Parco di Miramare, (alcuni turisti non hanno potuto uscire perché i cancelli sono stati chiusi irrimediabilmente alle 16 precise) i consiglieri di Lista Dipiazza presentano in Consiglio comunale una mozione urgente «affinché il sindaco interceda presso il Ministero dei Beni culturali avanzando proposte per una maggiore flessibilità di orari e per un maggior coinvolgimento del Comune di Trieste nella gestione di tale prestigioso sito, come già preannunciato dal ministro Franceshini in data 3 settembre 2015».
Secondo i consiglieri, dunque, la soluzione ottimale sarebbe «il trasferimento della gestione del sito dalla "sfera statale" alle competenze della "sfera comunale" per una inconfutabile individuazione delle responsabilità e per ottimizzarne quindi la funzionalità».

La mozione è stata firmata da Vincenzo Rescigno, Francesco Bettio e Massimo Codarin, e nelle premesse ricorda che il castello, con relativo parco (22 ettari, con serre e laghetti artificiali), risale a metà dell'800 ed è stato costruito per volontà dell'arciduca Ferdinando Massimiliano d'Asburgo. Al momento, dichiarano i consiglieri, il sito versa «in uno stato di palese degrado, e nel recente passato molti cittadini e associazioni si sono prodigati a donare piante di vario genere per il ripristino delle aiuole (rammentiamo lo spiacevole episodio delle begonie nel febbraio 2016). Questa situazione ha visto retrocedere il Castello di Miramare nella classifica nazionale dei musei, dal 20° posto nel 2010 al 28° nel 2016».

I consiglieri ricordano ancora l'episodio del 26 febbraio e citano l'emittente locale Telequattro, che «in un servizio ha potuto raccogliere alcuni commenti di sconcerto dei visitatori ove certi "auspicavano per il prossimo futuro una gestione più lungimiranti". Tale imbarazzante circostanza , oltre ad apportare un disagio ai turisti presenti, ha creato un significativo danno d'immagine ed economico per l'intera struttura, e di riflesso anche per la città di Trieste».

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